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Missioni Notizie: Mons. Raho, Convegno Aifo, ''No'' all'aborto, accoglienza

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Pace e dignità

Mons. Raho: premio alla memoria. Il cardinale Martino, presidente del Pontificio Consiglio "Giustizia e Pace" e fondatore nel 1991 della fondazione "Path to Peace Foundation" (strada di pace), istituita per sostenere iniziative religiose, culturali, umanitarie e caritative della missione vaticana presso l'Onu,
ha assegnato il premio annuale della Fondazione alla memoria di mons. Paulos Faraj Rahho.

Mons. Rahho è l'arcivescovo caldeo di Mossul (Iraq), rapito il 29 febbraio 2008 da uomini armati nella sua città e trovato morto due settimane dopo. Impegnato in numerose iniziative sociali a favore degli emarginati e dei disabili, l'arcivescovo si batteva per la tolleranza e l'integrazione. Con il conferimento del premio, "Path to Peace" ha ribadito l'urgenza di promuovere in tutto il mondo il diritto fondamentale alla libertà religiosa.

• Convegno Aifo. Si svolgerà ad Assisi dal 16 al 18 ottobre il 23° Convegno internazionale Aifo (Amici di Raoul Follereau) sul tema "Diventare persone". L'iniziativa intende promuovere la dignità e i diritti umani, parallelamente all'impegno concreto nel mondo per vincere la lebbra.

L'obiettivo del Convegno è avere una bussola per cui ognuno possa acquisire, recuperare e sviluppare la propria dignità umana, attraverso i diritti universalmente riconosciuti. Affiancando gli ultimi nel cammino di riscatto, nella lotta per la salute, nel contrasto all'emarginazione, nel sostegno alle fragilità dell'infanzia, delle donne e delle minoranze etniche, ognuno di noi può diventare degno della propria dignità.

I diritti di tutti

• "No" all'aborto. Più di 20mila persone hanno aderito alla marcia di protesta contro la legalizzazione dell'aborto. L'iniziativa si è tenuta a Douala, in Camerun, l'11 luglio, anniversario dell'approvazione del "Protocollo di Maputo" sui diritti della donna, adottato dall'Unione africana nel 2003. I vescovi camerunesi riconoscono che "la legge protegge la donna africana dalle diverse forme di violenza fisica e di discriminazione, ma sono contrari alla legalizzazione dell'aborto in Africa". All'appello della chiesa hanno aderito anche fedeli di altre religioni, musulmani compresi.

Intanto, dopo l'assicurazione di Obama al Papa di impegnarsi a ridurre il numero di aborti, in Italia la Camera dei deputati ha approvato il testo di una mozione da presentare all'Onu nella quale si chiede una risoluzione contro l'aborto come strumento di controllo demografico e per l'affermazione del diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire.

• Avamposto dell'accoglienza. Luxor, in Egitto, è la città famosa per i suoi monumenti e i suoi templi. Ma è anche la meta di migliaia di profughi in fuga da Sudan, Darfur e Ciad. Soprattutto è l'avamposto cattolico dell'Egitto meridionale. "Siamo la chiesa del silenzio - spiega mons. Badir vescovo della chiesa copta cattolica - e una piccola minoranza. Tra cristiani e musulmani esiste un bel rapporto di condivisione e collaborazione nella gioia e nel dolore; i problemi iniziano quando ci si avvicina ai vertici politici". Luxor ha 22 parrocchie, 18mila fedeli, 25 sacerdoti e 50 suore. Tutti s'impegnano ad accogliere i profughi in fuga senza chiedere a quale religione appartengono. Ad Assuan un Centro di accoglienza presta i primi soccorsi agli immigrati, che arrivano a piedi stremati dopo aver attraversato il deserto. Il Centro procura attraverso l'Onu i documenti necessari per proseguire il viaggio.

Una storia speciale

• Tutto tranne i soldi per i poveri. Nel numero di luglio-agosto vi abbiamo raccontato della rapina subita dai saveriani a Luvungi, in Congo. Alcuni uomini armati hanno fatto irruzione nella casa dove si trovavano sei saveriani che sono stati legati e malmenati, mentre tutte le stanze venivano ripulite per bene. Ripulite nel senso letterale della parola, perché i banditi si sono portati via oltre a computer, stampanti, cellulari e orologi anche borse, valigie e vestiti.

Padre Gianni Pedrotti ha raccontato di essersi beccato, tra l'altro, un paio di bastonate alle gambe (per le quali poi uno dei rapinatori si è scusato, da perfetto "ladro gentiluomo"), e ha riferito un episodio particolare. "Uno dei banditi, dopo aver saputo che ero il parroco, mi ha portato in ufficio, convinto che custodissi lì tutti i soldi. Gli ho detto che non avevo niente ed era vero perché l'unico denaro che avevo in ufficio era quello per i poveri che avevo messo in una busta. Non fidandosi, mi ha fatto aprire tutte le buste. L'unica con i pochi soldi è rimasta chiusa e in mano al ladro che, per stizza, l'ha gettata a terra, senza controllare il contenuto... Forse il Signore - ha concluso p. Gianni - non ha voluto che i banditi portassero via i soldi dei poveri!".



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