Dove abbonda il sorriso
Giuseppe, vicentino di Sandrigo, 52 anni e padre di due figli, racconta la sua storia missionaria.
Avevo 18 anni quando una ragazza mi ha parlato dell’America Latina. Ma il fulmine missionario mi ha raggiunto in età più matura, quando ho ricevuto un invito al “Mission Day”. Così sono sbarcato in India. Il primo impatto è avvenuto con le suore che sono venute a prendermi al porto, percorrendo sei ore di treno, più il ritorno. Ne sono ancora stupito.
Al villaggio di Cucipudy, i bimbi sorridenti e le donne vestite in sari, con i loro sguardi magnetici, mi hanno rivolto un saluto di pace. Mi hanno accolto in capanne di fango e mi hanno offerto tutto quello che avevano: dolcetti, banane, latte. Era bello stare insieme, anche se non sapevo una parola della loro lingua. Mi sono fermato una settimana alla missione, tra bambini, vecchi e ammalati. Le piccole suore li raccolgono dalle strade, coprendo la loro nudità. Mancano le medicine, ma abbondano i sorrisi.
Ho visitato anche il lebbrosario e ho visto gente senza piedi e senza mani. Eppure riescono a raggiungere la chiesa. In chiesa non ci sono banchi, ma tutti siedono in terra. Solo per me c’era una sedia. Pregano bene; le loro preghiere mi sono entrate nell’anima e anch’io sono scivolato a terra tra i bimbi, con quegli occhi bellissimi.
Dentro, ancora oggi, mi è rimasto il loro sorriso.








