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Sud/Nord Notizie: Europa, Il rovescio della medaglia

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SEMPRE PIU' GRANDE E DIVERSA

Il 1 maggio dieci nuovi Paesi sono entrati a far parte dell’Unione Europea e della Nato. Appare strano che le merci possano circolare da subito, mentre i lavoratori dovranno aspettare ancora due anni “in quarantena”.

Tanto ricca tanto povera. Denis Viénot, presidente di Caritas Europa, ha presentato al Parlamento europeo un rapporto dal titolo: “La povertà in Europa: il bisogno di politiche orientate alla famiglia”. Dallo studio emerge che la povertà può essere una condizione momentanea nella vita delle persone oppure cronica da cui è difficile uscire. L’indigenza diventa così terreno fertile per droga, alcolismo o altre dipendenze che a loro volta sono causa di impoverimento. Tra le priorità il presidente di Caritas Europa ha indicato politiche di accoglienza e assistenza all’infanzia, ai “bambini di strada” soprattutto nei Paesi dell’Est, maggior impegno per l’assistenza a domicilio e una politica europea per la riunificazione delle famiglie di immigrati.

L’Aids contagia l’Est. Un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha evidenziato un aumento della diffusione del virus Hiv nei Paesi dell’Europa orientale. Nella sola Russia al primo di febbraio erano 264 mila le persone infette, ma l’epidemia cresce in Bielorussia, in Ucraina, Estonia, Lettonia e Moldavia. “Solo lo sviluppo completo della democrazia nei Pesi dell’Est è in grado di proteggere i diritti delle persone colpite dal virus” ha detto il direttore dell’Undp, Malloch Brown.

ARMI E GUADAGNO

Cresce l’esportazione di armi. Uno studio del Sipri, l’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, ha rivelato che nel mercato mondiale degli armamenti nel 2003 il giro d’affari dell’Unione europea ha superato quello degli Stati Uniti. I membri della Ue detengono ormai oltre un quarto del mercato, con un volume di esportazioni di circa quasi 5 miliardi di dollari. Gran Bretagna, Francia e Germania hanno oltre l’80% del giro d’affari continentale. L’esportazione bellica italiana nel 2003 ha registrato un aumento delle nuove autorizzazioni di quasi il 40% nonostante la legge 185 che prevede il divieto di esportazione di prodotti bellici a Paesi in guerra, sotto embargo internazionale per il mancato rispetto dei diritti umani o che spendono più per le armi che per il proprio sviluppo. È accaduto così che la Cina, sotto embargo Ue, sia il terzo miglior partner dell’Italia.

L’export di armamenti continua a rappresentare una quota rilevante del Pil dei Paesi industrializzati. Lo stock globale di armi continua a crescere, l’anno scorso si contavano almeno 639 milioni di armi leggere. È stato riscontrato, inoltre, che in Europa i 15 Paesi dell’Unione Europea detengono da soli 84 milioni di armi da fuoco, che l’80% di questo totale è nelle mani di civili e che il numero di armi detenute illegalmente supera quello delle armi legalmente in circolazione.

La diffusione capillare di armi leggere ha un impatto forte in caso di guerra aperta anche sullo sviluppo del Paese. Si può avere, infatti, una perdita diffusa di personale in settori vitali dell’economia, una paralisi dell’industria e dei cicli di colture, un aumento dei costi legati alle cure dei feriti. Ad andare in tilt, a scapito dell’intera popolazione, sono anche i servizi sanitari ed educativi e il sistema dei trasporti. 

Sudan, Uganda, Ruanda, Burundi e Congo e altri sei Paesi della regione dei Grandi Laghi hanno firmato a Nairobi un’intesa per la messa al bando della fabbricazione illegale, del traffico, del possesso e dell’abuso delle armi leggere e di piccolo calibro.

In Liberia prosegue il disarmo delle fazioni liberiane, ma non basta. “Per una pace vera occorre andare oltre e affrontare i nodi politici ed economici che sono alla base della lunga crisi liberiana”. Lo ha affermato p. Mauro Armanino, missionario nel Paese africano. Liberia, Costa d’Avorio, Sierra Leone, Guinea, sono tutte crisi legate le une alle altre e alimentate dalle stesse reti di traffici e complicità internazionali. “Le armi qui sono arrivate in container scaricati da mercantili, non con la piroga. Vi sono grandi organizzazioni criminali che trafficano in armi, droga, legname e diamanti e che alimentano i conflitti africani per perpetuare i loro traffici. È ora che la comunità internazionale s’occupi di questo problema se vuole affrontare alla radice le cause delle guerre africane”.

Mine. Il governo tedesco ha contribuito con una cospicua somma di denaro allo sminamento del territorio della Guinea Bissau. Lo ha fatto attraverso la Caritas e l’organizzazione “Humaid”, fondata dal 1999 da un gruppo di reduci di guerra guineiani e specializzata nello sminamento. Dal 2000 ad oggi “Humaid” ha distrutto 2.494 mine e oltre 14 mila ordigni inesplosi. Dal 1998 la Caritas Germania è tra i partner maggiori della rete di solidarietà che aiuta la Caritas della Guinea. L’obiettivo fissato per il 2004 è quello di dichiarare la capitale Bissau libera dalle mine per poi procedere a liberare da questa minaccia anche l’interno del Paese.



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