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Sud/Nord Notizie: Ciad, Kenya, Congo RD, Bangladesh

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Terre senza pace...

Ciad: torna la calma? Secondo l'ultimo bilancio della Croce Rossa sarebbero 160 le vittime e circa un migliaio i feriti provocati dai combattimenti di febbraio. Il presidente Deby in un'intervista ha detto di "non aver mai perso il controllo del Ciad" e ha sollecitato l'invio delle forze di pace dell'Unione europea. I saveriani che lavorano in Ciad stanno tutti bene, anche se le comunicazioni sono difficili. Al momento di andare in stampa si è saputo solo del furto (andato a vuoto) di qualche jeep dei missionari da parte dei ribelli.

Padre Renzo Piazza, missionario comboniano in Ciad, racconta: "Una colonna di ribelli partita dal Sudan è arrivata a N'Djamena sabato 3 febbraio. Il giorno dopo, i combattimenti sono stati violenti. La gente ha cominciato a scappare in massa con la piroga, a piedi, in auto o in moto. Un esodo di 70.000 persone al di là del fiume Chari, in Camerun. Chi è rimasto in città è stato testimone di saccheggi indiscriminati. Anche noi abbiamo visto carri e veicoli militari bruciati, alberi abbattuti, cavi elettrici spezzati, cadaveri sulla strada" (p. Renzo Piazza).

• Ciad: per capirne di più. I ribelli appartengono a 3 gruppi etnici distinti, originari del nord del paese, divisi tra loro e uniti da un obiettivo comune: abbattere il regime attuale. Ritengono tutti di aver subito dei torti dal presidente Deby (proventi del petrolio e potere non condivisi) e ora cercano la rivalsa. I gruppi sono stati uniti e armati dal Sudan - questa la tesi più probabile - che ha mal sopportato che Deby abbia sostenuto e armato un gruppo ribelle del Darfour. In secondo luogo il Sudan non vuole che la forza europea di pace s'installi alla sua frontiera per garantire la sicurezza nei campi dei rifugiati e per il momento è riuscito nel suo intento (p. Renzo Piazza).

Il saveriano p. Ferro, dal Camerun, ha scritto: "Non si capisce cosa voglia fare la Francia. Sta controllando Deby per fargli fare ciò che vuole, quando poi sarà stufa, come al solito, lo lascerà al suo destino".

• Kenya: in alto mare. Sono oltre mille i morti e 300mila gli sfollati delle violenze scoppiate dopo le elezioni presidenziali di dicembre e la contestata vittoria del capo in carica Kibaki su Odinga. Tra le vittime anche un sacerdote cattolico, p. Michael Kamau. Per cercare una mediazione è arrivato l'ex segretario generale dell'Onu, Kofi Annan. Sembra che le due parti stiano considerando la possibilità di dar vita a un governo d'unità nazionale ad interim per attuare le riforme politiche e organizzare nuove elezioni.

Intanto, la gente inizia ad avere fame. Il blocco dei trasporti ha causato in diverse aree del Paese scarsità di cibo, medicine e generi di prima necessità. Nella Rift Valley gli ospedali sono privi di personale e le scuole sono chiuse. Sul piano economico la crisi ha bloccato lo sviluppo del Paese. I settori più colpiti sono il turismo e l'agricoltura. Anche le 50mila persone che lavorano a Naivasha, la capitale keniana delle rose, sono disoccupate.

Nuove speranze

• Congo RD: dalle parole ai fatti. La Conferenza di pace di Goma si è conclusa con la firma di un documento nel quale i gruppi armati attivi nella regione nordorientale e le autorità di Kinshasa s'impegnano a lavorare per la pace. È prevista la cessazione delle ostilità, la fine dei rifornimenti d'armi, la creazione di una zona cuscinetto controllata dai caschi blu dell'Onu, il progressivo disarmo, il rispetto dei diritti umani, la creazione di una commissione per lo smantellamento delle milizie. Il governo s'è impegnato a far approvare dal parlamento una legge d'amnistia per gli ex-combattenti, esclusi i crimini di guerra.

Padre Silvio Turazzi era a Goma nei giorni della Conferenza: "Qualcuno dice che gli interessi delle multinazionali per lo sfruttamento delle ricchezze sono troppo grandi. Però, il dialogo mi è sembrato lo stile e la vera novità di quei giorni, al di là delle difficoltà e delle resistenze".

• Bangladesh: progetto d'assistenza. Iniziano a prendere corpo i primi interventi umanitari per l'assistenza ai profughi, la riabilitazione e la ricostruzione delle aree colpite dal ciclone Sidr il 15 novembre scorso. Un gruppo di Ong laiche e cattoliche ("Agire") realizzerà nei prossimi mesi interventi che coinvolgeranno oltre 160mila persone, in particolare donne, disabili, orfani e anziani.

Circa 20mila persone riceveranno licenze di pesca, attrezzi agricoli e sementi stagionali. Altre saranno remunerate per lavori di ricostruzione e parteciperanno a corsi di aggiornamento professionale per allevatori di gamberi, estrattori di miele e impagliatori. Centinaia di abitazioni saranno ristrutturate o completamente ricostruite. L'area protetta del Sundarban sarà rivalorizzata, piantando 5mila mangrovie che permetteranno alle popolazioni locali di riattivare le iniziative economiche e turistiche.



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