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Missioni Notizie: Martiri, Vaticano, Colombia, Gesuiti

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Non dimentichiamoli

Martiri della fede. L'agenzia "Fides" ha pubblicato, come ogni anno, l'elenco degli operatori pastorali che hanno perso la vita in modo violento nel corso 2007. Quest'anno sono stati uccisi 21 tra sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi. Il conteggio di "Fides" riguarda tutti gli operatori pastorali che hanno sacrificato la vita, consapevoli del rischio che correvano, pur di non abbandonare il proprio impegno di testimonianza e di carità.

Otto sono stati uccisi in Asia (Iraq, Filippine, Sri Lanka), sette in America (Messico, Colombia, Brasile e Guatemala), quattro in Africa (Sudafrica, Kenya e Ruanda) e due in Europa (Spagna). A questo elenco, vanno aggiunti i tanti "ignoti" che in tanti angoli del pianeta soffrono e pagano la loro fede in Cristo. Tutti saranno ricordati lunedì 24 marzo nella 16ª giornata mondiale di preghiera e digiuno per i missionari martiri (in memoria di Oscar Romero), che ha come tema "Versato per voi e per tutti".

• Martiri del dovere. Anche per i giornalisti il 2007 è stato l'anno più cruento dell'ultimo decennio, secondo un'organizzazione americana impegnata nella difesa della libertà di stampa. Sono 64 gli operatori dell'informazione uccisi, 31 solo in Iraq. Dall'inizio dell'invasione americana nel 2003, in Iraq sono morti 124 giornalisti e 49 operatori radio-televisivi. È il bilancio più pesante tra tutti i conflitti combattuti in epoca recente. Dopo l'Iraq, c'è la Somalia con sette giornalisti uccisi. La nota positiva viene dalla Colombia: dopo 15 anni nessun giornalista ha perso la vita mentre faceva il suo lavoro.

Mettersi in ascolto

• Vaticano: bombe a grappolo inaccettabili. "Una risposta rapida al problema delle munizioni è assolutamente necessaria", ha detto mons. Silvano Tomasi, Osservatore presso le Nazioni Unite a Ginevra. "L'affermazione di una loro necessità militare è inaccettabile". Sono tre i punti su cui l'arcivescovo ha insistito: l'adozione di provvedimenti concreti, la sospensione della produzione, il valore della pace. Le bombe a grappolo sono armi che non distinguono tra civili e militari. Mons. Tomasi ha ribadito: "Preservare la vita, creare le condizioni di un'esistenza degna per intere popolazioni, garantire la sicurezza e la stabilità al livello più basso di armamenti, sono sfide entusiasmanti".

• Colombia: "basta vivere di guerra". Mons. Luis Antonio Castro, presidente dei vescovi colombiani, ha diffuso un messaggio intitolato "La Pace, un impegno improrogabile". "Sulla base del loro dovere di tutelare la vita, invitiamo i nuovi dirigenti politici a manifestare un nuovo coraggio a favore della pace, una nuova creatività per cercare strade di pace, un nuovo stile che li spinga a intraprendere la via della giustizia e della riconciliazione". Mons. Castro ha ricordato che negli ultimi decenni il paese è stato "costretto a convivere con la guerra, a vivere in guerra e in molti casi a vivere di guerra. La ricerca della verità e della giustizia deve essere l'occasione per avanzare verso la pace e non in una nuova catena di vendette".

I vescovi colombiani, inoltre, hanno dichiarato di essere addolorati per le vittime dei rapimenti e hanno invitato tutto il popolo a partecipare alle diverse manifestazioni, per ribellarsi alla crudele pratica del sequestro.

Una storia speciale

• Gesuiti: nuovo superiore... non per tutti. Lo spagnolo p. Adolfo Nicolás è il 30° Superiore generale della Compagnia di Gesù. Grande esperto del continente asiatico, è stato superiore dei gesuiti in Giappone e prima di essere eletto era presidente della Conferenza dei gesuiti di Asia orientale e Oceania. I confratelli di lui dicono: "Ha un cuore che pulsa per l'Asia, ma conosce bene sia l'est che l'ovest, è un esperto del dialogo interreligioso". Padre Nicolás, in una recente pubblicazione, ha scritto: "L'Asia ha molto da offrire alla chiesa. E l'intera chiesa ha molto da offrire all'Asia, anche se non l'ha ancora fatto del tutto".

Fin qui, direte voi, niente di strano. Ma la curiosità è un'altra. Come documenta la fotografia, p. Adolfo ha conosciuto il "nostro" p. Ettore Fasolini. È il primo a sinistra, impegnato ad applaudire p. Ettore che invita a ballare una suora neozelandese. "Era il Natale 1978 e ci trovavamo a Manila, nelle Filippine, per un corso - racconta p. Ettore - Padre Nicolás, direttore dell'Istituto pastorale, già allora era molto severo, chissà se 30 anni di missione lo hanno ammorbidito...". E chissà se p. Nicolás, rivedendo questa immagine, non voglia mettersi in contatto con p. Ettore per ricordare i tempi delle "danze" di Manila!



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