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Sud/Nord Notizie: Altamira, Bambini a rischio, Debiti e rimborsi

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Altamira: ultima fase del processo 

Dopo sedici rinvii, a Belém, in Brasile, è iniziato il processo contro Valentina de Andrade, accusata dei crimini commessi nei confronti dei bambini di Altamira. La donna fa parte della setta Lus (Lignaggio universale superiore) dedita a macabri riti magici. Quella in corso è l'ultima fase del processo che ha visto la condanna di altri cinque indagati. (Si veda il numero di luglio/agosto ).

Ad Altamira, tra il 1989 e il 1993, vennero rapiti, violentati e mutilati numerosi ragazzi. Sette di loro persero la vita, cinque non furono più ritrovati e tre sopravvissero con gravi mutilazioni. I familiari e gli amici delle giovani vittime hanno creato un “Comitato in difesa della vita dei ragazzi di Altamira”. 

Padre Savio Corinaldesi, missionario saveriano, è stato testimone diretto di quelle tragedie e ha sostenuto la nascita del movimento. Ora, da Belém, appoggia e accompagna la lotta portata avanti dal Comitato.

Durante l'interrogatorio, la Andrade ha negato ogni accusa, sostenendo di non sapere chi fossero le vittime. La “santona” ha difeso la setta Lus, ma è caduta più volte in contraddizione nelle sue dichiarazioni. A sostegno di un giusto processo, vari gruppi della città di Belém si sono riuniti in piazza con i familiari delle vittime in una veglia di preghiera.

Bambini a rischio

Maltrattamenti. L’ultimo rapporto dell’Unicef, dedicato al rispetto della Convenzione dell’Onu su diritti dell’infanzia nel mondo industrializzato, evidenzia che nei 27 Paesi più ricchi del mondo almeno 3.500 bambini sotto i 15 anni muoiono ogni anno per maltrattamenti. Nell’ 80 per cento dei casi, a maltrattare i bambini sono i genitori stessi.

La miseria, ma anche l’abuso di bevande alcoliche e sostanze stupefacenti, sembrano essere le cause dei maltrattamenti nei confronti dei bambini. Solo sette dei Paesi presi in esame (Austria, Danimarca, Finlandia, Germania, Islanda, Norvegia e Svezia) hanno leggi che proibiscono in modo esplicito le punizioni corporali sui bambini.

Costretti a uccidere. L'Osservatorio sui diritti umani “Human Rights Watch” ha denunciato che 11 mila ragazzi colombiani al di sotto dei 15 anni sarebbero impiegati nelle file della guerriglia. Le testimonianze raccolte descrivono bambini e bambine cui viene insegnato ad uccidere. “L’addestramento consiste nell’uccidere due o tre persone al giorno”, hanno raccontato i giovani guerriglieri.

Lavoro minorile. Secondo una ricerca condotta nelle sei maggiori città del Brasile, il numero di “bambini lavoratori” è salito da 90 mila a 130 mila dall’inizio del 2003. La ricerca riguarda i bambini dai 10 ai 14 anni di età. Il fenomeno è legato alla diminuzione degli stipendi percepiti dagli adulti.

Il salario delle classi povere in Brasile, nell’ultimo anno, è calato del 15%. La crescente povertà delle famiglie, già al limite di sopravvivenza, costringe i minori a lavorare per guadagnare qualcosa. La legge brasiliana, di per sé, vieta ai ragazzi sotto i 15 anni di essere impiegati in lavori pesanti.

Bambini "indebitati". Ignacio Ramonet, direttore di Le monde diplomatique, ad un recente incontro su

Infanzia. Mito, culto e consumo”, ha dichiarato che l’industria del sud del mondo mantiene la propria posizione sul mercato anche sfruttando il lavoro dei bambini. Oggi nel mondo ci sono 211 milioni di bambini sfruttati, presenti anche nelle grandi aree industriali dell'Europa. Più di 100 milioni non andranno mai a scuola.

In America latina lavora un bambino su cinque; in Africa uno su tre; in Asia uno su due. In alcuni Paesi, i bambini vengono utilizzati per pagare i debiti di famiglia. La famiglia, che riceve denaro in prestito, lo restituisce sotto forma di lavoro minorile. L’India detiene il triste primato di un milione di minori "indebitati".

Debiti e rimborsi

Nel 2003, per ripagare debiti ingigantiti dal calcolo degli interessi, i Paesi poveri hanno versato 200 miliardi di dollari ai Paesi ricchi. Questi hanno destinato solo 56 miliardi di dollari alla cooperazione e allo sviluppo. “I fondi dovrebbero andare dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo, ma i numeri dimostrano che sta accadendo il contrario”, ha affermato il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan.

Intanto, l'Unione europea ha deciso di accogliere la proposta per lo stanziamento di 250 milioni di euro per un fondo destinato a finanziare azioni adeguate per mantenere la pace nei Paesi africani.



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