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Sierra Leone, anno 400: Per noi è sempre Pasqua

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Il mio lavoro ordinario di missionario

Dal 29 novembre al 3 dicembre scorso, c'è stata l’assemblea dei saveriani che lavoriamo in Sierra Leone. Erano con noi p. Luigi e p. Romano, della direzione generale di Roma. Abbiamo valutato il nostro passato e abbiamo programmato il lavoro missionario per i prossimi tre anni. C'è stata anche l'elezione del nuovo superiore e dei consiglieri. Abbiamo passato questi giorni in fraternità. Abbiamo pregato sulle tombe dei nostri missionari che hanno dato la vita per l’evangelizzazione di questo popolo di Dio in Sierra Leone. E così ci siamo preparati ai 400 anni di evangelizzazione in questa terra.

All’inizio di febbraio padre Piero Lazzarini è stato trasferito a Makeni. Si prenderà cura dei giovani sierraleonesi che aspirano a diventare saveriani. Così anche questa chiesa inizierà a inviare missionari in altre parti del mondo. Il beato Conforti sarà felice che il suo carisma sia trasmesso anche in terra d’Africa. Padre Franco Manganello, il musicista compositore di tanti canti che usiamo nelle nostre chiese, ha preso il posto di padre Piero, qui con me a Kambia.

Visito le famiglie per conoscerle

Voglio raccontare qualcosa del mio lavoro nella missione di Kambia. Ho passato molto tempo a Rokupr, un grosso villaggio sulla riva di Great Scarses, a 20 chilometri da Kambia. Ho finito da poco di visitare e benedire tutte le famiglie. È servito per conoscerci. Ecco come si svolge pressappoco la visita.

I cristiani sono avvisati dell’arrivo del missionario la domenica precedente, durante la preghiera comunitaria. Io arrivo alla casa insieme al catechista. Dopo i saluti, si comincia a parlare della situazione della famiglia, dei figli, del rapporto con la comunità e dei problemi vari. Così vengo a sapere chi è battezzato e chi no; chi sono i bambini da preparare per la Comu­nione o per la Cresima. C'è qualche membro della famiglia che deside­ra entrare nel cetecumenato e prepararsi al battesimo? Ci sono matrimoni fatti secondo il costume tradizionale, da regolarizzare e benedire con il sacramento? Bisogna tenere presente che sono rare le famiglie interamente cri­stiane. Il nonno o la nonna potrebbero essere musulmani o di religio­ne tradizionale. Altre volte la mamma è cattolica e il papà è protestante... C’è un po’ di tutto.

Dopo la conversazione, preghiamo insieme, leggo o racconto un brano del vangelo e do la benedizione pasquale... anche se la Pasqua è ormai passata da tempo. Per i cristiani, infatti, è sempre Pasqua, tempo di risorgere!

Tanto lavoro, ma anche il picnic

Ringrazio il Signore per la salute, che è buona; anzi, data l'età, direi che è ottima. In questo periodo sono impegnato con alcuni gruppi di catecumeni che si preparano al battesimo. Visito le famiglie che hanno situazioni da sistemare, specialmente riguardanti il matrimonio. Sto cercando di rimettere in piedi e far funzionare la san Vincenzo de’ Paoli per l'aiuto ai più bisognosi. E poi c’è la preparazione alla Comunione e alla Cresima e tutte le altre attività che un missionario deve svolgere.

Ho quindici chierichetti e chierichette. Alcuni sono battezzati da piccoli e ora si preparano alla Comunione. Altri non sono ancora battezzati e ho iniziato un catecumenato apposta per loro. Fanno molto bene. Tempo fa, ho organizzato una giornata di picnic con loro. Giochi, danze, tanto riso da mangiare, musica, una partita tra ragazzi e ragazze... Sono stati felicissimi. Tutto sotto le piante, nel bosco. Sono proprio conten­to di loro.

Con il consiglio parrocchiale abbiamo fatto un programma pastorale per la prossima stagione. Si è deciso di dare il via ad alcuni gruppi di preghiera nei villaggi attorno a Rokupr. Il lavoro è tanto e la buona volontà non manca. Sono sicuro che il Signore e la Vergine santa ci aiuteranno.

Il pesce marcisce dalla testa

La vecchia Kambia è stata completamente distrutta dai ribelli. La gente preferisce spostarsi e costruire in zone nuove. Questo crea la necessità di costruire una chiesa. Stiamo studiando la posizione e le possibilità. Nella nuova Kambia, abbiamo già una scuola elemen­tare, con 700 bambini.

Sono tornato a Freetown. Dalle stra­de sono state tolte le buche, ma la polvere...! Certe volte, incrociando un grosso mezzo, bisogna fermarsi per poter vedere la strada. Non mi piace la città. Sono innamorato della vita semplice dei villaggi. Freetown di oggi poi, è una città che fa pensare. Si è riversata lì quasi metà della popolazione della Sierra Leone. Erano 400mila prima della guerra; ora sono oltre due milioni! La corruzione dilaga. Spesso l’esempio viene dall’alto. Si dice che “il pesce comincia a marcire dalla testa”. La gente manca di tutto e si arrangia come può.

Impressionante il numero di persone, specialmente bambini, che chiedono l’elemosina. Mentre aspettavo un mezzo pubblico per tornare a Kambia, ho visto oltre 40 ragazzi su sedie a rotelle che passavano di negozio in negozio a chiedere l’elemosina. Molti altri, spesso amputati, usavano le stampelle. Si incontrano anche tanti casi di persone impazzite durante la guerra. Anche a Kambia, ne incontro sei in giro per le strade.

La mia preghiera pasquale

Povera gente! Vedeste in che "case" vivono! Quanta difficoltà devono affrontare, ogni giorno, per trovare cibo per i loro bambini. E poi le malattie e la mancanza di soldi, anche per comprare un’aspirina o la clorochina per la malaria. Le persone anziane abbandonate, dopo che hanno perso, a causa della guerra, i familiari che avrebbero potuto sostenerle... Tante volte mi viene voglia di piangere. Ogni volta, ritorno a casa con il cuore pesante. Adesso che conosco la gente, potrò prendermi più cura di loro. Le necessità spirituali e materiali sono tante; proprio tante. Vi ringrazio per il bene che ci fate. Siano il Signore e la Vergine santa a darvi il loro grazie, coprendovi di benedizioni.

Chiedo una preghiera per questi nostri fratelli e sorelle, e anche per noi missionari. Preghiamo insieme, così:

“Caro Gesù, togli dalla tomba tanti fratelli e sorelle che soffrono in tutto il mondo. Fa uscire dalla tomba il popolo della Sierra Leone. Aiuta tutti noi, che troviamo così difficile vivere da risorti. Trascinaci con te nella vita nuova, verso la santità. Ti preghiamo per intercessione di Maria, tua e nostra Madre. Amen”.


P.S.- Spero di non avervi annoiato troppo. Dimenticavo di dirvi che il 4 febbraio è avvenuto il miracolo: la Celtel, dopo tanti rimandi, ci ha dato il telefono (00 232 766 63273).


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