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Si lavora solo per fede - In Colombia è duro fare il missionario

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Carissimo, mentre ti ringrazio per il tuo aiuto per "Samurai" ti chiedo che mi tieni presente nelle tue preghiere, perché se la fede non funziona bene, qui c’è il rischio di scoraggiarsi o di adattarsi facendo le cose come vengono; mentre io vorrei farle con tutto l’amore e la passione possibile. Poi, il Signore farà Lui. Ti invio gli auguri pasquali: che l’esperienza del Risorto vada crescendo in noi a tal punto che le difficoltà si trasformino in possibilità di Amore.

Qui la situazione diventa sempre più impressionante: povertà e violenza in tutti i sensi.

La guerriglia in tre mesi ha bloccato per diverse ore l’unica strada di uscita incendiando autobus e auto, sequestrando parecchie persone. Il posto di polizia, a trecento metri dalla nostra casa è saltato in aria. Uno non sa dove mettere le mani; anche perché poi non c’è quella chiarezza pastorale che sarebbe necessaria! Io la chiamo "pastorale anguilla", perché come tu cerchi di afferrarla ti scivola via.

Da parte mia ho fatto scelte ben precise: i genitori, gli adulti, i giovani, Bibbia e catechesi.

Ma una cosa è avere le idee chiare ed altra cosa è riuscire a concretizzarle. Io ci sto mettendo tutto l’impegno, anche se ci vuole la pazienza di Giobbe e tanta umiltà. Quanta violenza familiare, quanto abuso di minori, quanti omicidi. Quest’anno in Buenaventura hai un morto ammazzato ogni 350 abitanti. Ogni giorno di più senti che vanno amati, accolti come sono.

Qui davvero c’è bisogno di una "buona notizia", che Dio li ama e ha cura di loro.

A Pasqua battezzerò 7 adulti anche se non mi sembrano campioni di preparazione, ma in confronto a quello che si fa in giro…

Ogni mese ho fatto incontri dei genitori; che poi sono quasi tutte mamme che vivono solo con i propri figli per prepararli alla Prima Comunione. Per la prima volta hanno comperato il catechismo; prima usavano un quaderno e basta: l’unico strumento che usano nella scuola dove solo il professore ha il libro di testo.

Come preparazione ho celebrato venerdì scorso la riconciliazione comunitaria. Ne avevo parlato per tre domeniche consecutive. Sono venuti in 35, mentre la parrocchia conta 7 mila cattolici. Il tutto è terminato con una bibita molto economica ed una bottiglia di vino, divisa tra almeno cinquanta adulti, un biscotto ciascuno e l’abbraccio della pace che io ho dato a tutti, anche a chi arrivò di corsa intuendo che c’era qualcosa da mangiare!

Mi sto preparando alla festa di Pasqua: vorresti intervenire per dare un sollievo, ma scopri tutta la tua povertà e la tua impotenza. Forse questa è stata la prova più grande che sino ad ora ho vissuto qui in Colombia. Ci metto tutto l’impegno per passare dal nostro modo di pensare a uno più semplice e di fiducia nel Signore, cercando di vivere il momento presente mettendo tutto l’amore e la passione. Poi davvero Lui vedrà.

Il lavoro di manutenzione della chiesetta continua a seconda se ho soldi e se loro tengono voglia di lavorare. Questo li aiuta a sentirsi protagonisti. Mai avrei pensato di dirigere un cantiere, così strano ed eterogeneo; ma quanta pazienza!

C’è abbastanza da soffrire (e questo è innegabile), però considero la sofferenza una purificazione: purifica dalle mie idee, dal mio protagonismo.

Veramente se uno sta al gioco degli avvenimenti incontra la presenza del Signore, una presenza esigente nel senso della conversione, dell’uso della misericordia. Nonostante tutto Cristo Gesù è la mia e la gioia di questi fratelli di Buenaventura. E lo sarà sempre di più se invece di voltarmi indietro guarderò avanti, se invece di guardare le cose che si vedono avrò l’occhio attento a quelle che non si vedono ancora, se avrò cuore per vedere la novità sempre operante nel Signore.

In Cristo risorto Buona Pasqua a tutti: vi ricordo con stima e affetto.



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