Scuola di missione: Vedere, cercare, amare Dio
Appunti di spiritualità missionaria /4
Vi sembra che stiamo perdendo tempo in discorsi astratti, mentre “c’è tanto da fare”? Il fatto è che noi siamo lo strumento con cui Dio fa missione. Se siamo un pennello sporco, arruffato, che perde peli o ancora peggio, che vuole dipingere lui quello che vuole, Dio non ci può usare. E addio missione!
Abbiamo parlato di gioie spirituali. C’è una condizione per ricevere queste gioie: “vedere, cercare, amare Dio in tutto e in tutti”. È una frase del beato Conforti e di tanti santi. Dobbiamo provare e riprovare questo semplice esercizio di ginnastica spirituale, finché ci viene spontaneo, felice e perfetto ...almeno un po’.
- Vedere: è una scoperta e una ricerca. Non è facile vedere Dio, vedere la sua presenza e i suoi piani. Facilmente vediamo altre presenze, che ci addolorano o scoraggiano. Se vediamo il suo amore, tutto diventa più consolante. E Dio è così delicato che aspetta di essere scoperto, come in un gioco a nascondino.
- Cercare: Dio e non noi stessi; non la nostra soddisfazione o i nostri piani, ma i suoi. In ogni nostra azione ci sia solo lui e niente di noi. Lui si rivela momento per momento e dobbiamo essere pronti a cambiare le nostre direzioni ai suoi cenni.
- Amare: offrire a Dio ogni cosa, successi e insuccessi, angosce e paure, senza tenere per noi niente, neanche la gioia della sua amicizia, perché vogliamo offrirla a tutti.
Mi colpisce una lettera che san Francesco Saverio scrisse dal Giappone ai giovani in Portogallo (1549). Dice:
“Il Giappone è molto disposto affinché si accresca la nostra fede. Qui i vostri santi desideri si possano realizzare. Ricordatevi che Dio apprezza di più una buona disposizione piena di umiltà con cui gli uomini si offrono a lui, facendo offerta della loro vita solo per suo amore, di quanto non apprezzi i servizi che gli rendono, per molti che siano. Disponetevi a ricercare una grande umiltà, vincendo in voi stessi tutte le cose per le quali sentite o dovreste sentire ripugnanza. In tal modo crescerete in una maggior fede, speranza e amore verso Dio e nella carità verso il prossimo, perché dalla diffidenza verso noi stessi nasce la fiducia in Dio, che è veritiera. Per questa via otterrete l’umiltà interiore, di cui in tutti i luoghi avrete una necessità maggiore di quanto pensiate”.
Il Saverio avrebbe potuto invitare i giovani a venire subito in missione. Invece si preoccupa delle loro disposizioni interiori e vuole che siano perfette, superando la tentazione di darsi subito da fare, ma senza radici. In un’altra lettera scrive che non gli mandino missionari “di cui non vi sia bisogno là (in Europa), poiché costoro qua non sono necessari”.
Così anche noi, per essere strumenti utili a Dio per la missione a cui ci chiama, cerchiamo di dimenticare noi stessi e di rivolgerci a lui, perfettamente obbedienti alla sua volontà.








