Eucaristia è missione: “Non hanno vino!”
Non hanno vino! Guarda, o Signore, a tanti milioni di fratelli che soffrono sete di giustizia, di verità, di pace, di amore. (Beato Guido Conforti)
Alle nozze di Cana manca il vino. Maria è attenta e pronta a intervenire... Ma per quale vino? Il beato Conforti dà una spiegazione inconsueta: il vino che manca per la festa dell’umanità è l’amore; il vino che manca nel convivio de popoli è la giustizia; il vino che manca nelle relazioni fra persone, popoli e culture è la verità e la pace.
Perché il miracolo di Cana avvenga in questo nostro mondo è necessario anzitutto metterci in preghiera e, come Maria, parlare con Gesù presente nell’Eucaristia.
“La preghiera è santa, è potente, è efficace in sé. Ma quando si eleva all'Eterno assieme alla preghiera di Cristo eucaristia, che è dentro di noi e prega con noi, allora diventa onnipotente. È al banchetto eucaristico che noi dovremmo provare più forte del solito il sentimento di quella fraternità universale che per ogni cristiano è un imprescindibile dovere e pensando a tanti nostri fratelli che non hanno la sorte di gustare le stesse nostre delizie, dovremmo provare un senso di profonda tristezza e rivolgere al Signore le parole che a lui rivolgeva la Vergine alle nozze di Cana:
“Non hanno vino. Guarda, o Signore, a tanti milioni di fratelli...: manca loro il vino che infonde vigore, che preserva dalle infermità, che infonde gaudio e letizia al cuore. Venga tra di essi il tuo regno, o Signore, venga il tuo regno eucaristico. Nessun fedele dovrebbe accostarsi alla mensa eucaristica, nessun sacerdote dovrebbe ascendere al santo altare, senza innalzare a Dio questa doverosa preghiera”. Non sono ammesse eccezioni: “nessun fedele, nessun sacerdote”!
In preparazione alla comunione recitiamo il Padre nostro. Chiediamo il pane dell’anima, ma chiediamo insieme - osserva il beato Guido - il pane che “è la giustizia di cui dobbiamo di continuo sentire la fame”, e “il pane necessario alla vita di tutti”.
Il Conforti ricorda spesso che il pane è di tutti e per tutti:
“Ha voluto che lo chiamassimo nostro per ammonirci che il pane e gli altri beni donatici da Dio non sono talmente propri di ciascuno, che non debbano essere comuni anche agli altri. Secondo la legge della carità quel pane che abbonda negli uni deve dispensarsi a beneficio degli altri che ne mancano, onde tutti vengano sostentati e provveduti del necessario. Se queste verità sante fossero state sempre praticate, dopo diciannove secoli di cristianesimo non saremmo spettatori di quello squilibrio sociale, che produce tanto malessere e minaccia le più tremende reazioni”.
Niente è talmente mio da poter escludere gli altri! Il Padre nostro ci ricorda continuamente che anche il pane é “nostro” e non “mio”. Il pane eucaristico, il pane della comunione non esclude nessuno, perché è “dato per tutti”. Così anche il pane quotidiano, il cibo necessario per vivere, deve essere spezzato e condiviso.
Maria e l’Eucaristia ci richiamano la fraternità universale!








