In mostra, culture a confronto
È trascorso poco più di un anno dalla riapertura del Museo d'arte cinese ed etnografico. Una completa ristrutturazione l’ha reso moderno e godibile. La reazione dei visitatori è di apprezzamento incondizionato e di meraviglia, come di fronte a una scoperta.
In verità, le potenzialità per essere un "vero" museo c'erano tutte anche prima. Ma la ristrutturazione ha pienamente valorizzato l’insieme di oggetti d’arte cinese, che ne fa - a detta degli esperti - uno dei migliori musei italiani in questo campo.
Un nuovo settore dell’Africa
Recenti fortunate acquisizioni di materiale proveniente dalla repubblica democratica del Congo hanno permesso di arricchire il patrimonio del museo con pezzi d’arte africana, specie del popolo lega, di grande bellezza.
Provengono direttamente dagli ultimi capi dell'associazione segreta responsabile della produzione artistica di questa tribù, tra le più vivaci del continente. La modernità sta facendo precipitare nell'oblio l'antica sapienza che questi oggetti portavano; per questo sono stati consegnati a p. Andrea Tam. Una parte di essi è finita al nostro museo.
La mostra temporanea 2014
Lo scorso anno, volendo rendere onore al fondatore san Guido Conforti e a tutti i saveriani che in 110 anni hanno promosso e sviluppato il museo, nella sezione degli allestimenti temporanei si era scelto di collocare sagome e foto di saveriani presenti e passati.
Per il nuovo allestimento, destinato a durare per l'anno scolastico 2013-2014, siamo partiti dall'idea di valorizzare materiali che, pur appartenendo a culture diverse e lontane tra loro, aiutassero a capire quanto esse siano invece vicine e abbiano valori e ideali comuni, nonostante siano diversi i modi di insegnarli.
La mostra ha per titolo “Culture a confronto: l’arte di imparare in tre continenti”. Si sviluppa perciò in tre sezioni:
- In Africa tra i warega - la corda della saggezza.
- In America Latina tra i kayapó - quando il corpo insegna.
- In Asia tra i cinesi - imparare dai modelli.
La corda della saggezza
L'idea è germinata da un curioso oggetto in uso presso i balega del Congo: la corda della saggezza. È una semplice corda, alla quale vengono appesi miniature o parti di oggetti della quotidianità e dell'ambiente circostante: utensili, arbusti e frutti, pietruzze e conchiglie, parti di animali... Questi oggetti, cui erano associati centinaia di proverbi, aforismi e detti, facevano da supporto all’insieme delle norme e delle direttive per comportamenti sociali e morali corretti.
È una tecnica che, nel suo realismo, rende visivo e palpabile un meccanismo mentale che, ad esempio, nella nostra cultura occidentale è descritto in termini astratti e impalpabili. Hanno ragione i balega. A pensarci bene, infatti, la nostra memoria è come una corda tesa nel nostro cervello; ad essa, quotidianamente, appendiamo tutte le nostre esperienze materiali e spirituali, affinché si trasformino in ri-cordo.
S’impara facendo esperienza
L'apprendimento da parte dei bambini, che venivano istruiti sul significato degli oggetti appesi alla “corda della saggezza”, avveniva con tecniche didattiche e mnemoniche estremamente "moderne". L'insegnamento era non solo visivo, come avviene anche nella nostra società delle immagini, ma addirittura esperienziale. Permetteva una conoscenza diretta e concreta degli oggetti della vita domestica e della natura circostante, coinvolgendo anche le piante e gli animali della foresta. Evidentemente, i depositari di questa saggezza erano gli anziani.
In questo modo, il bambino imparava a ri-conoscere insieme all'oggetto materiale appeso alla corda, i valori sociali e morali che erano alla base della vita comunitaria.
Per una società come la nostra, sempre più lontana dall'ambiente e dal rispetto per l'ecologia, si tratta di una lezione doppiamente intelligente.
Scuole e famiglie possono trarre ispirazione da questa semplice ed economica lezione. I nostri bambini non sanno quasi più nulla della natura, raramente imparano a esserle rispettosi e riconoscenti, per trarre da essa salutari lezioni di vita.
La carta d’identità dipinta
La collezione kayapò del nostro museo parmense, così bene allestita nei suoi sgargianti colori, non ha eguali in Europa. Perciò abbiamo pensato di valorizzare la lezione che offre la cultura dei kayapò: un popolo indio della foresta Amazzonica, che si porta dipinta addosso la propria carta d'identità.
Questa cultura evoca l'importanza dell'ascolto e della parola con i vistosi ornamenti delle orecchie e della bocca. Con il dipinto in rosso sangue (simbolo sia di vita che di morte) delle parti del corpo (piedi e mani, bocca e occhi), le persone si mettono in comunicazione tra loro e con il mondo esterno. Così il corpo insegna, appunto.
La sapienza cinese
In Cina il sapere ha avuto un'importanza come in poche altre nazioni del mondo. Un antico detto cinese recita:
"L'esperienza è il padre della sapienza e la memoria ne è la madre". Non vi può essere vera conoscenza senza riferirsi al passato: perciò s’impara dai modelli.
L'allestimento, con dodici coloriti e simpatici poster usati nella scuola primaria, ricorda come i grandi della storia siano stati anch'essi bambini:
svegli e amanti del sapere, poveri e di animo generoso, disponibili al sacrificio e alla disciplina pur di acquistare il sapere.
Una proposta convincente
Lo sforzo che la nostra società è chiamata a fare, per aiutare l'integrazione pacifica e arricchente delle altre culture, trova in questa mostra una proposta bella e convincente, ricca di spunti e suggerimenti, con un approccio multi culturale semplice e interessante.
Venite singolarmente, con la famiglia e con gli amici, con i compagni di scuola e di gioco, con i gruppi d’oratorio…
Siete sempre benvenuti!
La mostra rimane aperta fino a maggio 2014, in via San Martino 8 (da martedì a sabato, dalle 9 alle 14). Per informazioni, telefonate allo 0521 257337. Ma è possibile godere un’anteprima della mostra e della vasta ricchezza della mostra e del Museo navigando sul sito www.museocineseparma.org







