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Il Laboratorio di missione e condivisione-progetto Albania continua con una bella riflessione sulla Lectio divina. Inoltre, presto avremo corsi online per fare formazione in missione. Chi è interessato può rivolgersi a p. Andrea (380 3848078; e-mail: andreasxit@yahoo.it) o a Rita Silvestri (340 6175030; e-mail:  ritasilve46@gmail.com).

Volevo visitare l'Albania da molto tempo. Per questo, ho accolto l’invito di p. Andrea per un viaggio con un gruppo di persone che offrivano la possibilità di vedere le cose con un’altra prospettiva. Lo scopo era conoscere diverse realtà a Tirana, Scutari e Berat.

Avevo una valigia piena di ansie e paure. Ma i miei compagni di viaggio sono stati molto accoglienti. Abbiamo condiviso tanti momenti insieme. Le persone che ci hanno ospitato sono state fantastiche! In ogni luogo abbiamo trovato grande accoglienza, attenzioni, calore e simpatia. Ci hanno aperto non solo le loro case, ma anche i lori cuori con il racconto delle proprie vite. Questi incontri mi hanno offerto la possibilità di cambiare le mie idee senza giudicare. Talvolta, mi sono sentita inadeguata nei confronti della fede cristiana che ho percepito viva, forte e sicura in tanta gente. Mi sono sentita impotente di fronte a numerose sofferenze e bisogni, arrabbiata per le ingiustizie e le diseguaglianze, per la mancanza di prospettive. Mi sono sentita egoista per aver fatto ben poco per gli altri, ipocrita nel voler aiutare le persone lontane e non quelle vicine.

Ripensando al viaggio in Albania mi vengono in mente tante parole. Bellezza e pace mi ricordano le montagne innevate di Berat e la cattedrale ortodossa, la moschea di Scutari, la chiesa cattolica di Bathore e la cattedrale di Tirana. Con la parola speranza penso ai bambini che giocavano nell'oratorio di Bathore e ai tanti giovani albanesi che studiano, lavorano e si impegnano per un futuro migliore. Il viaggio è stato per me un'esperienza molto positiva, che vorrei ripetere per approfondire la conoscenza dell'Albania e per dare un sostegno alle persone che ho incontrato. Carla Ferro

Ho sempre desiderato fare una esperienza missionaria e l’occasione si è presentata quando ho sentito parlare p. Andrea del progetto Albania. Alcuni amici mi hanno detto che non serviva andare lontano per aiutare le persone, perché anche qui c'è bisogno. Io ho risposto che noi qui possiamo ancora scegliere, mentre nei paesi poveri non c’è questa possibilità. Ciò che ho visto in Albania ha confermato la mia idea.

Durante la visita alle prigioni di Scutari, ho provato molta tristezza. Poi, vedendo i compagni di viaggio che, come me, vogliono fare qualcosa per migliorare il mondo, la fiducia mi è tornata... All'interno, sembrava di essere in un campo di concentramento. Il rettore del seminario di Scutari ci ha raccontato con molta chiarezza ciò che è successo durante e dopo la dittatura. Il male assoluto esiste e solo una grande fede, seguita da opere di bene, può aprire alla speranza.

Visitando Berat, città bellissima, Patrimonio dell'umanità, abbiamo incontrato l'associazione “La piccola famiglia”. Oltre alla catechesi e alla formazione, accolgono persone disabili. Abbiamo conosciuto Gerald, giovane medico che ha aperto un’agenzia di viaggi, per dare lavoro a cinque persone. Tutte le realtà visitate necessitano di aiuti materiali, ma anche spirituali.
Mi porto nel cuore le bimbe di Bathore, che giocavano con l'elastico, saltavano e ridevano assieme; i ragazzi che giocavano a pallone e si rincorrevano, ridendo spensierati… Da qui può partire la “nuova Albania”, il futuro di questo paese. Per questo, a Kassal, vorremmo aiutare a sistemare l'asilo, regalando ai bambini ottimismo e allegria. Margherita Listuzzi

A vedere il centro di Tirana, così nuovo e moderno, ma anche il centro storico di Scutari e la cittadina di Berat, che mostra con vanto il suo castello abitato, divenuto Patrimonio dell'Umanità, sembra che l’Albania sia un Paese in grande ripresa. Poi, nelle periferie trovi le persone vere, quelle che devono arrivare a fine mese con 250 euro, se hanno la fortuna di avere un lavoro.

Cinquant’anni di dittatura, tra le più feroci conosciute, hanno lasciato un segno indelebile nel DNA della popolazione. A Scutari, l’ex convento dei Frati minori confiscato nel 1946, diventato sede della polizia segreta del regime con tanto di celle di tortura, oggi ospita le memorie di quanti sono stati incarcerati. È un luogo in cui è difficile chiedersi il “perché”. Tutto ciò si svolgeva a soli 640 chilometri in linea d’aria dall’Italia, nell’epoca in cui siamo nati e vissuti, noi e i nostri genitori. Fino a dove è lecito spingersi prima che il mondo gridi NO e perché facciamo così fatica a dire NO se non tocchiamo con mano l’ingiustizia?

La mancanza di libertà del passato si è trasformata in ricerca di spiritualità, creando un terreno fertile per chiunque voglia portare i suoi usi e costumi di fede. Nello stesso quartiere di Scutari si possono ascoltare il richiamo del muezzin e delle campane delle chiese (cattolica e ortodossa). Mi piace immaginare la gente, i vicini per strada che si incrociano e si salutano mentre si recano nel rispettivo luogo di preghiera. In barba all’intolleranza…

La Comunità Papa Giovanni XXIII si trova in Albania dall’aprile 1999, quando hanno dovuto gestire la grossa emergenza dei profughi kosovari. Gli operatori ci hanno parlato dell’impegno nella casa di pronta accoglienza per donne e minori in difficoltà e della comunità di recupero dalle dipendenze, Nenshat. Poi c’è la Capanna di Betlemme (dormitorio, mensa domenicale, servizio docce), a Tirana... Tutti progetti molto importanti.

A Scutari, è interessante il museo Diocesano, allestito vicino alla Cattedrale che fu trasformata in Palazzetto dello Sport. Conserva il patrimonio di oggetti sacri e documenti, salvato a rischio della vita dai fedeli e dai presbiteri albanesi, durante il regime comunista di Enver Hoxha. Dal 1944 al 1985 anche solo possedere un’immaginetta sacra, significava rischiare il carcere. Al tema del “nascondimento” è stata dedicata un’intera sezione. Patrizia Borghese



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