Riflessioni ad alta quota...
Noi ragazzi e ragazze dell’oratorio della parrocchia della Trasfigurazione, abbiamo trascorso parte delle vacanze natalizie insieme nella gioia in montagna, presso la Casa vacanze La Benedicta di Santa Caterina Valfurva (SO). Eravamo 54 persone in tutto tra animati/te (minorenni e maggiorenni), animatori/trici e il nostro parroco don Enrico.
Siamo partiti in pullman e abbiamo raggiunto Santa Caterina Valfurva, frazione del comune di Valfurva in Valtellina, meravigliandoci di questi luoghi. Poi, ci siamo divisi in due gruppi, il primo andava a sciare e un altro a camminare. Quest’ultimo non solo ha camminato, ma è andato anche a divertirsi e rilassarsi nelle acque che sgorgano naturalmente dalle montagne nel comune di Bormio. In effetti, Bormio farebbe riferimento alle calde acque termali che sgorgano naturalmente dalle montagne. All’interno, oltre a vasche per il relax, idromassaggi, bagni turchi, biosauna e saune, spazio al divertimento con vasche pensate per i più piccoli e i più grandi, uno scivolo di circa 60 metri e la piscina natatoria. È stato un relax e un ricordo indimenticabile della nostra vita e un’esperienza nuova per la maggior parte di noi.
Due riflessioni ci hanno accompagnato durante le nostre vacanze. La prima con l’associazione COE (Centro Orientamento Educativo) che è presente in Congo RD fin dagli anni '80 ed è impegnata per un sostegno concreto a bambini, adolescenti e giovani per aiutarli a costruire un futuro dignitoso nel loro Paese. Il tema era la presa di coscienza sullo spreco dei vestiti che usiamo, compriamo su Amazon e buttiamo senza pensare alle persone che vengono sfruttate in alcuni paesi come il Bangladesh. I membri del COE ci hanno ricordato che la maggior parte delle persone non si rende conto che i nostri vestiti vengono fatti con difficoltà dalle persone spesso sottopagate. Concludendo, abbiamo deciso di essere noi per primi responsabili nella gestione dei vestiti sia vecchi sia nuovi e di aiutare gli altri ad esserlo iniziando a casa di ognuno di noi.
La seconda riflessione che ci ha accompagnato era sul messaggio di papa Francesco sulla pace. Accompagnandoci ogni mattina con la preghiera di san Francesco (“Signore fa di me strumento della tua pace”) don Enrico, il nostro parroco, ci ha aiutato a meditare su questo messaggio, intercalandolo con il Vangelo di Luca sulle beatitudini e soprattutto su Matteo capitolo 9. Il versetto 36 di quest'ultimo dice che “Gesù vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore”. È stato arricchente per noi collegarlo alla riflessione sulle persone che vengono sfruttate per alcuni vestiti che indossiamo.
L’empatia che Gesù ha avuto ci ha portato a pensare dove siamo stati empatici verso gli altri nella nostra vita e come andremo a vivere l’empatia nella nostra vita futura con gli altri, ovvero come da oggi accettiamo di morire per gli altri, perché possano vivere felici, come privilegiamo gli interessi collettivi piuttosto dei nostri. Il messaggio che abbiamo portato a casa è: la mia felicità non dev'essere la tua infelicità, anzi la tua felicità è la mia felicità. Non è lontano dal messaggio di papa Francesco sulla pace perché “la pace, infatti, è il frutto di relazioni che riconoscono e accolgono l’altro nella sua inalienabile dignità, e di cooperazione e impegno nella ricerca dello sviluppo integrale di tutte le persone e di tutti i popoli”. Sottolinea ancora il Papa nel messaggio per la 57.ma Giornata mondiale della Pace: “riconoscere e accettare il proprio limite di creatura è per l’uomo condizione indispensabile per conseguire, o meglio, accogliere in dono la pienezza”.







