Ho detto “sì” per sempre
L’ultima lettera spedita dal Camerun
Il mio cammino formativo per la vita missionaria e sacerdotale sta per arrivare al termine. Il 12 marzo ho preso l’impegno solenne di dedicare tutta la mia vita alla missione nella famiglia saveriana; il primo maggio scorso sono stato ordinato diacono, qui in Camerun. Due giorni come tanti altri, ma per me sono stati giorni speciali e indimenticabili.
In ritiro con il vangelo
Sotto la guida del saveriano p. Battista Barbeno, io e altri due giovani confratelli ci siamo preparati a questi appuntamenti con un ritiro spirituale di una settimana. Abbiamo riflettuto sulla nostra vita “in compagnia del vangelo”. È stata una settimana di silenzio e di adorazione, di preghiera e di ascolto della parola biblica. Davanti al Signore, ho rivisto la mia vita passata, ho valutato la mia situazione attuale, mi sono proiettato nel futuro.
Mi sono domandato: Sarò all’altezza della mia vocazione missionaria, religiosa e sacerdotale? Sarò un servo fedele di Cristo fino alla fine, nelle gioie e nelle sofferenze della vita? Sarò capace di essere casto, povero e obbediente per sempre? Questi e tanti altri interrogativi mi hanno aiutato a riflettere sulla chiamata del Signore. Ho ripensato ai miei 17 lunghi anni di formazione nella famiglia saveriana: da quando sono entrato undicenne a Macomer, fino ad oggi, in Africa, a 28 anni. Il Signore è stato generoso: quante persone incontrate, quante esperienze e grazie restano impresse nella mia memoria e nel mio cuore!
Il merito è solo di Dio
Se ho potuto dire il mio “sì” definitivo a Dio, davanti ai cristiani camerunesi che mi hanno accompagnato in questi cinque anni, non lo devo a me stesso, alle mie capacità, alla mia formazione, ma unicamente a Dio. Come san Paolo, anch’io devo affermare: “è per la grazia di Dio che sono quello che sono e la sua grazia verso di me non è stata sterile”.
Durante la celebrazione, ricca di canti e di danze, non facevo altro che ripetere una preghiera, frutto del mio ritiro: “Signore, tu sei la mia acqua viva, il mio pane di vita, la luce che mi illumina, il mio buon pastore. Accompagnami e dammi la forza di esserti fedele per sempre, di essere tuo per sempre e al servizio dei fratelli nella famiglia saveriana per sempre”. Gli abbracci dei saveriani presenti, le danze dei cristiani amici camerunesi, i canti dell’assemblea erano la manifestazione esteriore della grande gioia che abitava nel nostro cuore.
Per servire Dio e i fratelli
Qualche giorno prima dell’ordinazione diaconale, un amico della nostra parrocchia mi ha detto che certamente avrei preferito essere ordinato diacono tra i miei amici in Italia, accanto ai miei genitori. Gli ho risposto che essere ordinato diacono in Africa, da un vescovo africano e in mezzo a tanti amici camerunesi, era per me un onore, una soddisfazione. È stata per me una gioia grande.
Ho sentito che lo Spirito Santo agiva in me, non solamente durante l’imposizione delle mani e la preghiera di consacrazione del vescovo, ma anche quando tutta l’assemblea, con oltre 800 persone, ha invocato a una sola voce tutti i santi del cielo. Ho sentito la presenza dello Spirito nella gioia che la gente condivideva con me. Se sono stato ordinato diacono è anche grazie a tutta questa gente che il Signore ha messo sul mio cammino. Con la forza dello Spirito, sostenuto dagli amici e dai cristiani, ho ripetuto le parole di Cristo: “sono in mezzo a voi, come uno che serve”.
Sabato 8 ottobre, con voi
Ora sono contento di annunciarvi che sarò ordinato sacerdote in Italia, nella mia Sardegna. Cari amici, con le vostre preghiere, con l’affetto e l’amicizia, con la vostra generosità mi avete accompagnato dagli inizi della mia vocazione fino a oggi. Vi chiedo di continuare ad accompagnarmi ancora, perché io sia sempre un missionario fedele e mi prepari il meglio possibile a diventare sacerdote.







