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Ricordiamo p. Cosimo Corigliano, 40 anni in Brasile

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Sabato 29 settembre, nella parrocchia "Maria Immacolata" a Fragagnano, in provincia di Taranto, sono stati celebrati i funerali di p. Cosimo Corigliano. Da molti anni malato, si era ritirato in famiglia dove le sorelle lo hanno accudito con l'attenzione e l'amore di sempre. È volato in cielo mentre era assistito dalla sorella Maria.

Cosimo entra nella famiglia dei saveriani nel 1959, giovane di ventisei anni. Prosegue gli studi di teologia a Parma e nel 1965 è ordinato sacerdote. Due anni dopo parte per il Brasile, dove porta avanti la sua missione in varie comunità fino al 2006, quando rientra in Italia per cure. Quasi quarant'anni di servizio alla missione.

Pubblichiamo due testimonianze. La prima di un confratello, missionario con p. Cosimo in Brasile; la seconda della cugina Pinuccia, letta alla fine della liturgia funebre. Le spoglie di p. Cosimo riposano al cimitero del suo paese natale.

  • p. Piero Pierobon, sx

Nel vangelo di Matteo (al capitolo 25) c'è l'esame che tutti dovremo fare per entrare nella casa del Padre: "Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero straniero e mi avete accolto, malato e mi avete curato, in carcere e siete venuti a trovarmi... Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno". A p. Cosimo il Signore, senza dubbio, ha detto: "Ero senza casa e tu me l'hai costruita!".

Costruttore di case e quartieri

In effetti, solo il Signore sa quante sono le case che p. Cosimo ha costruito nelle parrocchie di Panema, San José do Goiabal, Rolandia e Sarutaiá, dove ha svolto il suo ministero missionario. Per quasi quarant'anni ha lavorato nel grande Brasile, coniugando insieme il lavoro manuale e il catechismo. Con parole più "solenni", p. Cosimo ha fatto evangelizzazione e promozione umana.

Ricordo ancora con commozione il giorno dell'inaugurazione di oltre cento casette nella parrocchia di Sarutaiá. Padre Cosimo era riuscito a ottenere dal governatore un terreno dove costruire le case e anche un aiuto consistente per realizzare i lavori. All'apertura del nuovo quartiere, anche il governatore ha voluto essere presente.

Quei regali... riciclati!

Padre Cosimo non regalava tutto senza chiedere un po' di sacrificio... Infatti, mensilmente, per un certo periodo di tempo, tutti i beneficiati davano un contributo, che poi p. Cosimo usava in favore di altri poveri, in particolare dei malati, per aiutarli a comprare le medicine. Più di una volta, andando nella sua parrocchia, chiedevo alla gente dove abitasse. "Ho la casa nel quartiere di p. Cosimo", rispondevano con fierezza e gratitudine.

La popolazione gli voleva bene e spesso gli regalava qualcosa: una camicia, un paio di pantaloni... A volte però la gente si lamentava, perché vedeva i loro regali indossati da altri. E lui rispondeva: "Avete ragione, ma quella persona ne aveva davvero bisogno".

In ritardo alla Messa

L'accoglienza e l'ospitalità per lui erano sacre. Passava molto tempo ad ascoltare le persone. Tanti erano contenti che p. Cosimo visitasse frequentemente famiglie e malati. Le visite generalmente erano un po' lunghe e qualche volta perdeva la nozione del tempo. Così arrivava in chiesa con un buon ritardo per celebrare le Messa. Negli incontri tra sacerdoti e saveriani ci trovavamo sempre insieme e parlavamo di tante cose. Tra l'altro, mi confidava che, forse, "si dava un po' troppo all'aiuto materiale". Poi lui si confessava da me, e io da lui.

Sappiamo che negli ultimi anni di vita egli ha dovuto passare per la porta stretta della malattia. Ora il Signore è venuto a prenderselo. Accogliendolo gli avrà detto: "Io ero senza casa e tu me ne hai date tante... Entra, servo buono, nella grande casa del tuo Signore".



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