Ricominciare: Una nuova avventura
Dopo sei anni di intensa attività di animazione missionaria tra i giovani di Salerno e un anno per studiare la lingua inglese, i primi di dicembre sono arrivato in terra Thailandese, una terra per me completamente nuova. Questa terra, se Dio vorrà, mi ospiterà per tanto tempo. Qui sono stato mandato per vivere la mia vocazione missionaria, anche se io immaginavo di vivere la missione in Camerun, dove ho studiato teologia.
Dopo solo poche settimane, non mi sento in grado di descrivere questa nuova terra, che per me si presenta come un nuovo mondo. È per questo motivo che mi limiterò solo a descrivere quanto ho avuto modo di conoscere in questo breve periodo e sottolineare l'atteggiamento che io e gli altri saveriani siamo chiamati a vivere in questa nuova avventura.
Ci sentiamo a casa
Io e p. Thiago (saveriano di origine brasiliana), siamo stati accolti da p. Giovanni Matteazzi (noto come "Mattia") e da p. Thierry Kengne, arrivati qui dieci mesi fa per lo studio del thailandese, e dalla saveriana Elisabetta Pelucchi, in Thailandia da quattro anni. Ci siamo sentiti subito come a casa nostra. L'incontro con le missionarie saveriane, con i missionari del Pime e con vari laici collaboratori nella pastorale cristiana, ci ha fatti sentire parte di una grande famiglia, di una chiesa che abbraccia tutti quanti.
Sapendo che dovevamo iniziare il tanto amato e faticoso studio della lingua nel mese di gennaio, abbiamo sfruttato questo primo periodo per visitare i luoghi che nel futuro saranno i nostri campi di lavoro: la regione al nord, con la realtà dei villaggi poveri e dei profughi provenienti dal Myanmar, e la zona attorno a Bankok, con la pastorale e la presenza negli slum (i quartieri dove vive la povera gente).
Com'è stato questo primo periodo trascorso e come saranno i primi anni della nostra presenza saveriana in questa terra?
Tempo di ascolto
La prima missione che ci è stata affidata è quella di imparare una lingua, tanto bella quanto difficile. L'ascolto delle persone, che quando parlano sembra che cantino, diventa il nostro impegno quotidiano. A mala pena inizio a distinguere qualche parola, a furia di sentirla, come "ciao" o "grazie".
Il tempo di ascolto è anche un esercizio di pazienza, non facile per noi missionari e preti che siamo abituati non solo ad ascoltare, ma anche a parlare tanto, anche troppo. Fortunatamente, ogni tanto abbiamo la possibilità di avere qualcuno che, almeno in certe occasioni, ci fa la traduzione dal thailandese all'inglese. Grazie a questo, l'ascolto non rimane solo della lingua, ma anche della storia della gente, della loro vita e della loro quotidianità.
Per questo aspetto, abbiamo la fortuna di avere le nostre sorelle saveriane, che sono arrivate qui una decina di anni fa. Loro ci stanno aiutando a inserirci, consigliandoci e mostrandoci aspetti che in un primo momento sono difficili da capire e interpretare.
Tempo di incontro
Queste prime settimane sono state ricche di incontri, soprattutto con gli abitanti dei villaggi del nord, dove siamo stati accolti da un vescovo di una grande diocesi e da alcuni preti diocesani: molto pochi rispetto all'estensione della diocesi. Abbiamo incontrato alcuni cristiani, vari profughi nei loro "campi" e tanti non cristiani che aspettano di ricevere una Buona Notizia, quella che ci ha portati fino a qui.
Tante sono anche le persone che abbiamo incontrato a Bangkok, non lontano dalla parrocchia tenuta dai missionari del Pime e dalla casa che abbiamo preso in affitto, fino a quando non inizieremo una nostra attività in un'altra zona. Le persone che abbiamo incontrato qui sono soprattutto quelle che vivono negli slum, gente semplice e povera, ma desiderosa di incontrarci e di condividere con noi la loro vita.
Naturalmente, abbiamo incontrato anche i cristiani della parrocchia che, anche se pochi rispetto agli abitanti del posto, testimoniano con gioia la loro appartenenza a Cristo.
Tempo di grazia
Qualcuno mi ha chiesto: "Cosa state facendo di concreto adesso?". La mia risposta è: "Niente ". Dopo questa risposta, arriva spesso un'altra domanda: "Quando inizierete effettivamente a fare qualcosa?". Non lo sappiamo ancora. Come dice una famosa canzone, lo scopriremo solo vivendo. In ogni caso, sappiamo che questo è per noi un tempo di grazia, un tempo in cui il Signore ci accompagna con la sua presenza e pian piano ci indica la strada da seguire, ci suggerisce i modi della nostra presenza e ci precede in ogni passo che stiamo compiendo.
In questo tempo di ascolto, di incontro e di grazia, sento molto forte l'affetto e la preghiera dei confratelli, dei famigliari e degli amici che stanno accompagnando me, Thiago, Mattia e Thierry in questa nuova missione.
Qualche mese fa, quando ancora mi trovavo a Londra, ho scritto una canzone che in poche righe descriveva, e ancora oggi descrive il mio stato d'animo. La missione è sempre bella, ovunque, in Africa e in Asia, ieri e oggi, sempre. È sempre una bella avventura, bella da vivere, da condividere e da cantare. Con affetto a amicizia.








