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Nel clima del 50° anniversario dalla morte del servo di Dio padre Pietro Uccelli, si è voluto onorare l’insigne missionario con una mostra che richiama il suo volto e le  tappe della sua vita. Il padre Gianni Viola ha tratteggiato in tre tempi questa singolare figura di saveriano. Ad ogni tratto, è seguito un commento musicale del coro.

Primo tempo: le origini

Padre Pietro nasce a Barco, in provincia di Reggio Emilia, il 10 marzo del 1874. Figlio di Battista, un ciabattino, e di Albina Guberti. Orfano di mamma a due anni; a undici entra in seminario. A 23 anni viene ordinato sacerdote, con già il sogno di spiccare il volo per la Cina.

“Ti invierò sui monti – gli disse il suo vescovo - sarà quella la tua Cina”. Dopo sette anni di apostolato intenso in diocesi, con l’arrivo del nuovo vescovo, don Pietro riesce a spuntarla e il fondatore dei saveriani, il beato Guido M. Conforti lo accoglie a Parma, alla casa madre dell’istituto missionario.

In breve, si impegna a vita con i voti religiosi e dopo un anno è già in partenza per la Cina, il 16 gennaio del 1906. Il coro esegue una canzone emiliana: “Sior paron da le bele braghe bianche, fora le palanche...”.

Secondo tempo: la Cina

Padre Viola mette in luce l’incontro di padre Uccelli a Shanghai, con un illustre ricco cinese: Lo Pahong, padrone delle centrali elettriche della città e presidente  di una compagnia di navigazione; fondatore di ospedali per i poveri e di scuole. I suoi proventi andavano per intero in queste opere di assistenza. È stato chiamato il Cottolengo della Cina.

Questo signore aveva posto ogni sua attività sotto la protezione di san Giuseppe, cui aveva dedicato una chiesa nella sua proprietà, e invita padre Uccelli a celebrarvi la Messa. Lo Pahong garantiva che con san Giuseppe non esistevano problemi.

Padre Uccelli impara la lezione per tutta la vita. Missionario infaticabile, deve far fronte a guerre, alla fame e pure al diavolo. II coro fraseggia il viaggio di Marco Polo in Cina e il ritorno, carico di preziosi: “Tuta roba che a Venessia no ghe xé”. Una composizione deliziosa per freschezza e vivacità.

Terzo tempo: a Vicenza

Richiamato dalla Cina, padre Uccelli arriva a Vicenza in agosto del 1921, nominato da mons. Conforti formatore di allievi missionari. Resta a Vicenza trentatre anni, fino alla morte. Per prima cosa nomina san Giuseppe economo della casa; e non fallirà un colpo. Qui riscopriamo padre Pietro instancabile nel ministero, attento ai poveri, in visita agli ammalati, agli anziani, ai benefattori, agli amici.

Padre Viola fissa lo sguardo sul sarcofago del servo di Dio: nota tre elementi decorativi sulla pietra: il tempio del cielo in Cina; il santuario della Madonna di Monte Berico; e, tra i due, il busto di padre Uccelli. Il missionario fa da ponte tra la chiesa locale e la chiesa missionaria.

Padre Uccelli porta dalla Cina una traccia di profonda devozione: san Giuseppe.

Il coro intona una laude antica, seguita dal “Cantico delle creature”. II maestro Fracasso ha voluto anche regalarci una sua composizione per coro, su alcune strofe di una mia poesia dedicata a padre Uccelli.

“Non sono in vendita”

Il pennello dell’artista saveriano padre Angelo Costalonga si è trasformato in cesello, dando squisito rilievo ai dettagli, creando una felice illusione fotografica che arricchisce la finezza dei dipinti.

Prevedendo il successo, un cartello informa: NON IN VENDITA. Ma i visitatori non ne sono convinti: che sia un trucco? Fatto sta che, per farne dono al vescovo, padre Costalonga sta dipingendo una “copia” della veduta sulla città di Vicenza.

I quadri esposti sono cinquantaquattro, tutti carichi di emozioni. Tracciano un ponte tra Reggio Emilia - terra di origine, la Cina - terra di missione, Vicenza - la terra di adozione.

Al maestro Giuliano Fracasso e al coro “Città di Vicenza” un grato vivissimo applauso per la scelta e l’esecuzione brillante dei canti.



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