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Ravenna: Echi della Settimana confortiana

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Il discorso del Sindaco in Piazza del Popolo

Non si sono spenti gli echi della Settimana Confortiana che Ravenna ha celebrato nel1' ottobre scorso. Durante l'anno proporremo delle riflessioni su alcuni episodi, per commentare il grande avvenimento. A cominciare da questo numero. Domenica 20 ottobre, l'urna del beato Conforti viene accolta in Piazza del Popolo dal sindaco, Vidmer Mercatali. Nel suo discorso a braccio egli fa alcune considerazioni che, da un punto di vista laico, a cent'anni di distanza, sono di considerevole portata.

Dei discorsi dell'arcivescovo Verucchi, riferiremo in seguito.

Morto non è. Come fosse vivo ...

Il Sindaco si è detto onorato di accogliere quest'uomo, che cento anni fa dovette entrare in città di notte e di nascosto, per evitare le contestazioni degli anticlericali. Mons. Conforti non era un tipo che avesse paura di queste manifestazioni. Era stato consigliato soprattutto dal cardinale Svampa, allora arcivescovo di Bologna, e da altre autorità. D'altra parte, uomo discreto qual era, non voleva suscitare scalpore con una entrata pomposa e provocatrice, data la situazione.

Mons. Conforti aveva già accettato per forza l'obbedienza del Papa. I suoi ideali erano le missioni. Stava già lavorando per l'Istituto Emiliano per le Missioni Estere. Aveva già mandato i primi missionari in Cina. Ecco, questo particolare il sindaco ha citato due volte. Leone XIII, per convincere il Conforti ad accettare, gli disse che Ravenna era la sua Cina.

Oggi è motivo di vanto essere paragonati a questo grande paese emergente, di grande potenzialità economica e di mercato. Ma allora doveva risuonare offensivo per i ravennati, soprattutto dell'altra sponda. Infatti avevano preparato tutt'altra accoglienza, non tanto festosa, anzi addirittura facinorosa.

Quell' accoglienza che il Conforti non ebbe da vivo, oggi gliel' abbiamo tributata da morto. Ma morto non è, perché viene   portato sulle spalle tra ali di popolo festante, come fosse vivo, come se camminasse con i propri piedi. Quella situazione di chiusura e di ostilità, per cui fu impedito, il Conforti l'ha trasformata per gli altri.

Se Ravenna oggi è una città aperta lo si deve anche al Conforti

Se oggi Ravenna è una città aperta, lo dobbiamo anche al Conforti, che ha saputo lavorare bene, in meno di due anni,  dialogando e portando novità e lungimiranza di vedute. Sono parole del sindaco. La sua venuta qui tra la sua gente "dà la possibilità, sia ai fedeli di riflettere sugli insegnamenti del beato, sia alla cittadinanza tutta, per superare le odiose discriminazioni, che ci impediscono di trovare unitamente le soluzioni ai problemi che continuano ad affliggerci".

"Testimonianza concreta, ancora oggi, del suo impegno, è la presenza capillare, in molte parti del mondo, della Congregazione dei missionari saveriani, da Lui stesso fondata. Congregazione che ha portato sollievo e conforto a molte popolazioni povere  nel mondo".



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