P. Uccelli, modello di spirito missionario
Verso il 50° anniversario della morte del servo di Dio
Padre Pietro Uccelli ha trascorso 35 anni a Vicenza. Egli era per tutti come una lampada accesa. Sapeva infondere speranza e fiducia accanto ai sofferenti e sul sentiero dei poveri. Non ha mai suscitato risonanza di folla, se non ai suoi funerali, forse proprio per il suo aspetto umile e dimesso.
Dopo la sua morte, una ad una, migliaia di persone guidate dall'intuito, in un incessante pellegrinaggio, sono accorse ad implorare la sua benedizione, sotto lo sguardo benevolo di S. Giuseppe, che ne avallava i gesti. Alla ricorrenza, non enfatizzata, del 48simo anniversario della morte, i fedelissimi sono accorsi alla sua tomba. Hanno riempito la chiesetta dove padre Pietro riposa, tra i lumini accesi.
Ha presieduto l'Eucarestia p. Gianni Viola, vice postulatore per la causa di beatificazione, attorniato dai saveriani della casa. Padre Gianni ha tratteggiato la figura del servo di Dio, accostandola al minuscolo seme di senapa, trasformato nel grande albero del Regno.
Ne sono testimonianza quella decina di registri che sono presso la tomba, ricolmi di firme, di suppliche, di grazie ricevute.
Il cammino della beatificazione
Ma quanto è lungo il cammino della beatificazione? L'imponente documentazione è già stata depositata in Vaticano. E' stato nominato il relatore, che presenta la causa: è padre Bove, un francescano medico, coadiuvato dal saveriano padre Guglielmo Camera. Di norma occorrono due anni per la "positio della causa", cioè il momento in cui il Papa proclama le virtù eroiche del servo di Dio: fede, speranza e carità, esercitate non saltuariamente, ma ogni giorno.
A questo punto, è necessario un miracolo. Sono già note grazie insigni, con la relativa documentazione che permette di accertarle. Mons. Arnoldo Onisto, vescovo di Vicenza, nelle sue visite in diocesi, aveva riscontrato dei chiari segni sulla santità di padre Uccelli, che venivano dalla gente.
Il suo zelo missionario
Qualcuno ha scritto che la vocazione missionaria di padre Uccelli è tardiva, cioè è venuta in un secondo tempo. Risulta, invece, che già da quando era in seminario egli aspirasse alle missioni e che si sia votato alla Cina già nell'esultanza della sua prima santa Messa. A convalida della sua vocazione missionaria resta un diverbio del giovane sacerdote con il vicario della diocesi, che lo aveva così apostrofato: "Per me voi non avete la vocazione per le missioni".
Don Pietro rimase interdetto, non mancò di rispondere: "Da cosa lo deducete?" "Dal vedere che non attendete alla vostra parrocchia". Questa era di qualche centinaio di anime e lasciava molto spazio allo zelo di predicazione del parroco. Il vescovo stesso aveva desiderato così, per fargli dimenticare la Cina. Al temine del colloquio, don Pietro riuscì a far convinto il vicario esattamente del contrario.
Il giallo della partenza e del ritorno
Partire non risultò facile, anche a causa di suo padre; ma infine la spuntò. Tuttavia all'imbarco a Napoli, l'attendeva un giallo:
il passaporto era volato via. Lo sfortunato partente si infilò, disinvolto, tra un gruppo di missionari salesiani e tutto andò liscio. In seguito, la diplomazia sistemò l'intoppo.
La Cina lo avviluppò come una nuova pelle e la sua fama miracolosa non tardò a correre. Quando il Fondatore lo richiamò in Italia, l'intera città cinese, autorità comprese, era in agitazione. Si calmarono soltanto dietro assicurazione che, un giorno, sarebbe tornato.
Verso la celebrazione del cinquantesimo
Dal sepolcro - conclude p. Gianni - il servo di Dio ci richiama alla fede, a smuovere il cuore alla preghiera, alla fiducia che il Signore ascolta gli umili di cuore. P. Gianni Viola è incaricato di raccogliere le voci per la causa nelle diocesi di Reggio Emilia e di Vicenza.
Nell'anno 2003, egli guiderà il comitato per le celebrazioni in occasione del 50° della morte del servo di Dio: da ottobre 2003 ad ottobre 2004.







