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È stato molto impattante ascoltare le parole di Cecilia Sala durante l’intervista a Fabio Fazio nella trasmissione “Che tempo che fa”, di domenica 19 gennaio. Il racconto della sua fortunatamente breve prigionia ha schiuso orizzonti culturali che fatichiamo a fare nostri, così presi dal contingente, dalla politica nostrana, dai problemi di ogni giorno. Prima di tutto, permettetecelo, il giornalismo con la G maiuscola c’è ancora. La preparazione di Cecilia sull’Iran e sul Medio Oriente, la passione e la conoscenza di una nazione e di un popolo nobilitano questa professione spesso bistrattata, a volte ignorata, ridotta a gossip e considerata sorpassata dal mondo virtuale. Certi temi e tempi si possono raccontare se si conoscono bene, se si studiano, se diventano propri, se si guardano da dentro. E leggere aiuta a saperne di più per poter poi avere una comprensione globale di ciò che ruota attorno a noi. L’orrore di un regime è evidente nel modo mellifluo di condurre estenuanti interrogatori, alla ricerca di un pretesto. Si fa terribile nello stile della prigionia, che mira alla distruzione psicofisica dei detenuti. Sembra di leggere un libro di storia, in queste giornate della memoria e del ricordo. E, invece, quei libri sono ancora aperti, pronti ad essere riempiti di inchiostro d’attualità. Cecilia voleva svolgere la sua professione ed è finita per essere un prezioso ostaggio politico. Privata della libertà come capitato a tanti missionari e missionarie nel mondo, accomunati dal desiderio di portare una testimonianza, dalla verità, da un credo. E proprio per questi simboli, che terrorizzano un regime, sono catturati e nascosti. Il primo pensiero di Cecilia, a liberazione avvenuta, per chi ancora soffre una condizione disumana in quelle carceri è il segnale che non si può finire mai di combattere per la democrazia e la giustizia. 
Ma il 2025 è anche l’anno della Speranza valorizzata dal Giubileo. Tra i numerosi inviti che papa Francesco sta disseminando da par suo in queste settimane, uno può essere in apparenza inaspettato, ma dice tanto di cosa manchi ai giorni nostri. “Bisogna saper ridere, se uno non ride c’è qualcosa che non va; apriamo il cuore, non lasciamo passare questa opportunità, avanti e coraggio e non perdiamo il senso dell’umorismo!”.



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