Il valore sociale del Giubileo
L’Anno Giubilare è un tempo di grazia che può rinnovare “l’incontro vivo e personale con il Signore Gesù, nostra speranza” (Spes non Confundit 1). È sicuramente un tempo la cui portata spirituale ci fa crescere umanamente con le sue pratiche, come il passaggio attraverso le porte sante delle chiese giubilari, i pellegrinaggi, il sacramento della riconciliazione con l’accoglienza dell’indulgenza.
Se il suo impatto spirituale è chiaro per il rinnovamento personale e comunitario alla luce del Vangelo di Gesù, il suo impatto sociale non lo è altrettanto. Ma il tempo del Giubileo porta con sé anche una valenza sociale che tocca gli aspetti importanti delle istituzioni economiche, politiche, sociali, culturali che gestiscono il nostro vivere. Queste istituzioni sembra si siano allontanate dal loro scopo principale di redistribuzione delle risorse, di servizio alla collettività, di un lavoro rispettoso della dignità umana e dell’ecosistema, il tutto ispirato da una cultura della solidarietà senza scarti.
Le radici del Giubileo affondano nell’Antico Testamento, descritto nel capito 25 del libro del Levitico. Il suono del corno di ariete (yobel) ogni “sette settimane di anni” dichiarava “santo il cinquantesimo”, proclamando “la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo, ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia… In quest’anno ognuno tornerà in possesso del suo… Nessuno faccia torto al fratello” (8-17). Questo testo voleva “ristabilire la giustizia di Dio in diversi ambiti della vita: nell’uso della terra, nel possesso dei beni, nella relazione con il prossimo, soprattutto nei confronti dei più poveri e di chi era caduto in disgrazia. Il suono del corno ricordava a tutto il popolo che nessuna persona viene al mondo per essere oppressa: siamo fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre, nati per essere felici secondo la volontà del Signore” (papa Francesco, Messaggio per la giornata della Pace 2025).
Gli editoriali di quest’anno giubilare vorrebbero essere quel corno che annuncia il tempo del Giubileo per approfondire “la giustizia liberante di Dio su tutta la terra, mettendoci in ascolto del grido disperato di aiuto che si leva da più parti della terra”. Ci sentiremo così interpellati dalle tante situazioni d’ingiustizia, di sfruttamento e di degrado della dignità umana, al punto da diventare operatori di giustizia e di pace. L’orientamento ci sarà dato dall’Insegnamento sociale della Chiesa o come alcuni preferiscono la Dottrina sociale della Chiesa. Già san Giovanni Paolo II sollecitava la conoscenza del pensiero sociale della Chiesa alla stregua del catechismo della Chiesa cattolica, per formare cristiani e cristiane consapevoli di come funziona il mondo attuale e per innestarne il messaggio del Vangelo.
Toccheremo temi come il condono dei debiti ai paesi poveri, il debito ecologico, la liberazione degli sfruttati del nostro tempo e dei detenuti, una migliore redistribuzione della terra, la conservazione e la protezione dell’acqua, l’ascolto del grido della terra e dei poveri, la ricerca della Pace…
L’idea di base è azzerare i conti, liberare tutti per poter ricominciare e dare a tutti una nuova opportunità. È la prospettiva dell’indulgenza. In un mondo senza pietà, cinico e intransigente, in balia dei più forti, essere indulgenti ci permette di capire che senza il dono si va verso la distruzione totale.
Siamo troppo idealisti, sognatori, ingenui? No, viviamo nella speranza di un mondo migliore e come diceva mons. Tonino Bello non ci limitiamo a sperare ma ci sforziamo per organizzare la speranza. Il Presiedente Mattarella nel discorso di fine anno (2024), l’ha ribadito: “La speranza non può tradursi soltanto in attesa inoperosa. La speranza siamo noi. Il nostro impegno. La nostra libertà. Le nostre scelte”.







