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Quando un missionario va al mare, Dal Mozambico

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Vivo a Dondo, a 30 chilometri da Beira, seconda città del Mozambico con circa 500mila abitanti. La città si affaccia sull'oceano Indiano e ha un porto. Il mare di Beira non è bello; il suo colore non è azzurro, ma sempre mischiato con il colore della sabbia, terra limosa e detriti, portati dai fiumi, a nord e a sud della città. Così quando c'è bassa marea emergono banchi di sabbia e limo, anche a centinaia di metri dalla riva.

Bassa e alta marea

L'altro giorno sono andato in spiaggia di mattina (orario di bassa marea) per fare una pausa dai lavori che svolgo a Beira. Osservando l'orizzonte, mi è venuto in mente che la nostra anima conosce i movimenti del mare: a volte c'è l'alta marea, a volte la bassa. Guardando quei banchi di sabbia sull'acqua, pensavo che anche in noi a volte emergono cose nascoste, a cui non facciamo caso o di cui non ci accorgiamo o che rifiutiamo di ammettere.

Con l'alta marea queste cose rimangono sommerse, coperte dalle nostre attività, dalla routine o dal sentirci in forma. Ma non è sempre così. Succede che il mare delle attività si ritiri, e allora emergono le cose più profonde e nascoste. È più facile che ciò accada quando ci fermiamo, o quando siamo stanchi.

Il sogno della tigre feroce

Curiosamente, la notte seguente ho fatto un sogno: ero in una stanza dove c'era anche una tigre che stava divorando un capretto. Finito il capretto, la tigre ha volto lo sguardo su di me e ho cominciato a gridare... Chiamavo mio fratello che venisse a salvarmi. Mi sono svegliato, probabilmente l'unico modo per non dare un seguito tragico al sogno.

Il giorno dopo ho telefonato a mio fratello per dirgli del sogno; lui mi ha chiesto cosa significasse, ma non ho saputo rispondergli. Poi mi è venuto in mente che il sogno poteva essere come la bassa marea che fa emergere qualche preoccupazione o timore che è dentro di me. Ci dicono che non abbiamo completo dominio su noi stessi; è come se qualcosa di nascosto orienti o diriga la nostra vita.

Amore senza timore

Gesù ha svolto parte della sua missione sulla spiaggia e sul mare. Due episodi di Gesù sul mare mi piacciono molto: quando cammina sulle acque e quando seda la tempesta (Mc 6,45-52; Mc 4,35-41).

In quest'ultimo episodio il mare è agitato e anche i discepoli sono agitati, in preda alla paura, mentre Gesù dorme tranquillo. Poi Gesù rimprovera la tempesta e i discepoli: l'incredulità è il motivo della loro paura. Con la forza della sua parola, mare e discepoli vengono sedati.

Gesù ha insegnato a fidarsi di Dio e ha predicato il comandamento dell'amore. Mi sembra che nel vangelo ciò che si oppone alla fiducia e all'amore non sia tanto l'odio, bensì il timore e la paura. Varie volte, quando i discepoli mostrano il "cuore indurito", egli li incoraggia con queste parole: "Sono io, non temete!".

Infatti nella prima lettera di Giovanni, dove si parla dell'amore di Dio, c'è un passaggio molto bello che dice: "Nell'amore non c'è timore; al contrario, l'amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone il castigo e chi teme non è perfetto nell'amore (1 Gv 4,18).

"Vi farò pescatori di uomini"

L'amore scaccia il timore, non l'odio; quasi a dire che la radice che produce il male è la paura che ci domina e che anche l'odio è frutto della paura (pensiamo al razzismo). Gesù è calmo perché domina; domina sull'agitarsi della tempesta e sulla paura dei discepoli. Noi ci agitiamo perché siamo ancora preda delle nostre paure.

Gesù ci invita a camminare sulle acque, come a Pietro, che però affonda. Camminare sulle acque significa dominare le forze del male che ci fanno paura perché il mare è il luogo abitato dalle forze maligne; Gesù, camminandoci sopra, dimostra di dominarle e invita i suoi discepoli a fare altrettanto. Anzi, ai discepoli promette che li farà pescatori di uomini, cioè capaci di condurre persone alla salvezza togliendole dal male.

Io per il momento so solo nuotare, magari con qualche bevuta. Il giorno in cui riuscirò a camminare sulle acque, vi inviterò al mare.



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