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La festa con i famigliari, amici e p. Uccelli come ospite

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Il 26 maggio 2013 abbiamo celebrato, secondo tradizione, la festa dei famigliari dei saveriani bergamaschi, più semplicemente conosciuta come festa saveriana. Si è trattato di un bell'incontro tra amici che condividono la stessa fede e gli stessi valori e che hanno dato un figlio o un parente per l'opera meravigliosa dell'evangelizzazione.

La Messa con p. Rino Benzoni

L'ormai ex superiore generale, p. Rino Benzoni, ha fatto una panoramica sulla situazione delle missioni saveriane nel mondo e ha presieduto la celebrazione Eucaristica proprio a pochi giorni dalla scadenza del suo mandato e dall'inizio del capitolo generale.

Ma la comunità di Alzano quest'anno ha voluto dedicare questa festa, in particolare, alla memoria di un grande saveriano, di cui dal 2005 è aperta la causa di beatificazione. Si tratta di p. Pietro Uccelli. Per questo abbiamo invitato da Parma il suo biografo e grande conoscitore p. Augusto Luca. Padre Luca è il saveriano più anziano (96 anni!), è un bravissimo scrittore e profondo conoscitore della storia saveriana. Ha scritto una bellissima biografia di p. Uccelli ("Pietro Uccelli, uomo di Dio", ed. Csam, € 10), che abbiamo regalato ai presenti e che è disponibile presso i saveriani di Alzano o la Libreria dei popoli di Brescia (030 3772780).

I racconti di p. Augusto Luca

Non possiamo riassumere qui la vita di p. Uccelli, ma possiamo accennare ad alcuni aspetti particolari presentati da p. Luca.

Sentendo parlare dei vescovi martiri Grassi e Fogolla, uccisi in Cina, p. Pietro Uccelli decise di chiedere a mons. Conforti, fondatore dei saveriani, di poter entrare nell'Istituto missionario. Ciò avvenne il 30 novembre 1904. Padre Uccelli esercitava un fascino particolare su tutti quelli che avvicinava. Era noto per la sua bontà, per la gentilezza squisita che sapeva usare con tutti, cristiani e non cristiani; perfino qualche ‘mandarino' era stato conquistato dal suo modo di fare. Coloro che gli volevano più bene erano gli ammalati e i poveri.

Anche l'amore per la cultura ha avuto la sua parte nel periodo in Cina. Padre Pietro raccoglie oggetti per il museo etnografico di Parma, segue sui giornali cinesi l'andamento della politica interna e si fa arrivare l'Avvenire d'Italia per seguire le vicende della grande guerra. Non parliamo poi dei suoi sentimenti di amore per Dio e di zelo per le anime. Basti pensare alla continua aspirazione al martirio, espressa più volte per lettera all'amica Melania.

Le grazie di san Giuseppe

Una volta rientrato in Italia, a Vicenza, p. Uccelli si ricordò di San Giuseppe e della protezione che il santo aveva riservato al suo amico cinese Lo Pahong. Decise perciò di non darsi più pensiero dell'andamento economico della casa e di affidare tutto a San Giuseppe. Il 23 marzo 1923 scrive a Melania: "San Giuseppe è l'economo di questa casa e vedesse come provvede bene!".

Un giorno, p. Uccelli si era recato a trovare la famiglia Bevilacqua che abitava in un palazzo vicino alla cattedrale. La domestica della casa aveva saputo della sua devozione per san Giuseppe e gli diede una statuetta che i padroni avevano messo tra le cose vecchie. Era piccola, di terracotta dipinta, alta 35 centimetri, e san Giuseppe appariva un po' calvo, stempiato, con la barba bianca. Beh, non era bello! Di bello c'era solo il Bambino Gesù.

Padre Uccelli collocò la statuetta in portineria e, tanto per cominciare, gli mise ai piedi un piattino con sopra un paio di fagioli: era proprio quello che mancava in dispensa in quel momento. A un certo momento suonò il campanello. Entrò un uomo grassotto e anziano, con un grembiule blu chiaro, che trascinava un carretto con un grosso sacco, pieno di fagioli.

San Giuseppe non venne mai meno alla fiducia che il suo devoto riponeva in lui. Ma non è che il buon padre Uccelli non si desse da fare: andava nelle varie parrocchie a predicare e a confessare, visitava i malati, incontrava persone bisognose. Quando è stato aperto il processo per la causa di beatificazione, sono emersi così tanti episodi straordinari da recare meraviglia.  
                                                                                                                  p. Augusto Luca, sx



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