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La scia di entusiasmo che ha lasciato la festa dei popoli, svoltasi il 14 e 15 maggio presso la casa dei saveriani di Desio, permane in tutti coloro che l'hanno vissuta. Siano giovani che la frequentano sin da bambini, o adulti che per la prima volta ne vengono coinvolti, essa rimane nei cuori di tutti: lo sfavillare dei colori, lo spirito che si respira, la novità che esplode e si amalgama nella tradizione. A tutti gli effetti, questa è una festa socialmente attiva e si interessa alle vicende attuali che minano la serenità non solo del nostro popolo, ma di ogni nazione.

Tante etnie e tanti piatti...

Gli ospiti d'onore quest'anno sono stati 19 profughi provenienti dalla Libia, temporaneamente presso la Caritas di Lissone e all'istituto Pozzi di Seregno. Un gesto dal quale traspare lo spirito di condivisione conviviale e spirituale; lo spirito di accoglienza porta ad accettare il credo e le abitudini religiose del nostro prossimo.

Il melting pot delle varie etnie mai si è fatto notare come quest'anno: nella scelta dei piatti tipici della cucina, preparati da volontari dell'associazione italo-brasiliana Rete Speranza, che collabora con i saveriani da molto tempo. Quest'anno la ricerca di unione si è dimostrata anche attraverso un gruppo di giovani, legati ai saveriani e arrivati da Vicenza. Questi giovani conoscono la festa grazie al passaparola ("un evento rinomato in tutto il nord Italia") e si sono offerti volontari in tutti i servizi utili affinché l'evento riuscisse nel migliore dei modi.

La Messa e il gesto di pace

La mattina della domenica è stata centrata sulla Messa, presieduta da p. Luigi Anzalone, missionario in Amazzonia e ora a Tavernerio. La sua testimonianza ha colpito tutti i presenti. Ci ha fatto riflettere su come noi siamo responsabili sia del creato sia della fede altrui: è importante essere sempre più "testimoni".

Nel pomeriggio, gli occhi erano puntati sull'atteso momento-simbolo del gesto della pace. Quest'anno è stato organizzato dal gruppo giovani musulmani e cristiani. Sul palco troneggiava l'immagine di un mondo a vari colori rappresentanti le diverse culture che si impegnano reciprocamente a cogliere la bellezza e ad assaporarla.

A testimoniare che "la pace non è un desiderio personale, ma si raggiunge solo attraverso l'unione delle nostre forze, anime, intelligenze e culture", è stato proposto un gesto concreto: sono stati distribuiti a tutti i presenti braccialetti colorati e ognuno l'ha poi legato al braccio del suo vicino.

La festa della speranza

È stato possibile anche visitare, per gli ultimi giorni, la mostra Amazzonia, vite e culture lungo il grande fiume, con riproduzioni degli ambienti naturali della foresta pluviale, purtroppo minati dall'inquinamento dell'uomo.

La mostra ricorda anche i martiri che hanno perso la vita per questa affascinante terra, in particolare Giovanni Calleri, missionario della Consolata. Della sua uccisione nel 1968 erano inizialmente stati accusati gli indigeni, mentre dopo 30 anni, grazie all'instancabile opera dei suoi confratelli, è venuta a galla la verità: la strage era stata compiuta da uomini bianchi.

Le offerte raccolte durante la mostra sono state devolute alla comunità di São Felix do Xingu, guidata da p. Paolo Andreolli, dove il centro di accoglienza e formazione necessita di una ristrutturazione. Le persone sono state molto generose", ha detto p. Gianni Villa, curatore della mostra.

Grazie all'aiuto di molteplici volontari, alla collaborazione di istituzioni e associazioni importanti, alla voglia di non fermarsi davanti agli ostacoli, la festa dei popoli riaccende la speranza che un mondo migliore sia realmente possibile.

Grazie a tutti coloro che, nei vari servizi, hanno contribuito a farci vivere questa bella esperienza.



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