Skip to main content
Condividi su

Sono stato in Africa, per la precisione in Sierra Leone, chiamata "La tomba dell'uomo bianco"; la fortissima umidità, il caldo, malattie broncopolmonari, malaria di ogni tipo esigevano uno scotto altissimo di vite umane. Nonostante tutto là ho trascorso gli anni più belli della vita; quando m'è venuto l'ordine telegrafico di venirne via, ho trascorso lunghi giorni di tanta tristezza.

Mentre mi accompagnavano all'aeroporto piangevo come mai m'era capitato in vita. Male d'Africa? L'Africa, almeno quella, è il regno incontaminato del sole, del caldo torrido, degli acquazzoni selvaggi, di una natura rigogliosa, bellissima, dai contrasti violenti; manca all'assillo del tempo che scivola via veloce e piano che ti sembra quasi di vivere immobile nell'eternità.

Giorni fa è venuto a trovarmi un carissimo confratello, compagno di quell'avventura; è in Africa da oltre cinquant'anni, una leggenda vivente. Ha già passato gli ottanta. Da molti anni non ci incontravamo; è ancora robusto, in palla, racconta rosari di avventure di ogni tipo; è brillante e vivace; anche lui è incespicato nella guerra civile che sta strozzando la vita di quella nazione.

Ad un certo momento gli ho buttato là, a bruciapelo, una domanda: "Caro padre Serafino, hai ottanta e più anni, ora ti fermerai per il meritato riposo?". Mi fissò per un attimo, e poi esclamò a voce alta: "Impossibile! Quella gente ha tanto bisogno di aiuto, con la "A" maiuscola, ed io mi sento legato a loro fino all'ultimo respiro!".

In questi giorni ho incrociato un giovanotto bresciano, anche lui Saveriano, scampato per miracolo al caos di quella nazione; è alto, allampanato, gentile: un infermiere professionale, che s’è sentito fischiare le pallottole ai fianchi e ha visto la morte a due passi. In questi brutti momenti ha aiutato le suore di Madre Teresa e tanta gente terrorizzata, immischiata in vicende di una crudeltà assurda. Lo ricordo tornato dalla Sierra Leone tutto sconvolto, quasi incapace di esprimere il fiume di ricordi ed emozioni di quei giorni.

Ho rivolto anche a lui la stessa domanda: “E ora?”. “Ritornerò, quelli hanno bisogno di noi!” mi ha assicurato. Proprio così: Gesù diceva: “Amatevi l’un l’altro come io vi ho amato! Fate questo in memoria di me!”.

Il nuovo anno si è affacciato all’orizzonte: è ancora uno sconosciuto; c’è il timore di sorprese. Ma se imbrocchiamo l’unica e vera via è sicuro che sarà carico di speranza, sarà certamente nuovo, per un uomo nuovo e per un mondo nuovo. Proprio così!



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 5390.38 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Marzo 2007
A gennaio tutti i saveriani che lavorano nel Pará - una regione grande circa quattro volte l’Italia - si sono riuniti ad Abaetetuba per l'assemblea a…
Edizione di Maggio 2009
Padre Savio, saveriano di Jesi, è a casa per un periodo di riposo, dopo quaranta anni di vita missionaria in Brasile, lontano dalla terra che lo ha v…
Edizione di Marzo 2020
Si è tenuto a Bujumbura, in Burundi, l’incontro dei delegati del Centro studi africani. P. Fabien Kalehezo, della Direzione generale, ha guidato i la…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito