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Sulle orme del prozio p. Luigi Carrara…

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Non saprei dire quando è stata la prima volta che ho sentito nominare il nome di mio prozio p. Gino, al secolo p. Luigi Carrara. È stata una presenza costante fin da bambino, attraverso i racconti di mio nonno e di mia madre e per mezzo di qualche sua lettera, gelosamente custodita in uno di quei cassetti che si aprono sempre con difficoltà.

Quante volte la mia fantasia di bambino volava laggiù, nel misterioso Congo, ad immaginare le strade, le capanne, la chiesa con il suo sagrato e soprattutto la gente, le persone. Così, quando qualche mese fa mi è stato proposto di andare in Congo per la celebrazione della beatificazione, non ho esitato a dire di sì.
Dopo tanta attesa, arriva il giorno della partenza. Con le valigie piene di farmaci raccolti a Pradalunga e Nembro, insieme alla delegazione in partenza da Pradalunga, sono salito sul volo diretto verso il cuore dell’Africa. Già dall’arrivo a Bujumbura (Burundi), percepiamo una calorosa accoglienza e un grande clima di festa. Qui ci raduniamo con le delegazioni degli altri martiri compagni di p. Luigi e partecipiamo alla Messa festiva per l’Assunzione di Maria, anticipazione di quello che ci aspetterà.

La nostra vera destinazione è il Congo RD e la nostra base sarà la città di Uvira, situata poco dopo la frontiera con il Burundi. Sulla strada che collega le due città, gremita di gente e bambini, ci rendiamo conto di quello che è successo pochi mesi prima. Il lago Tanganika è esondato e ha sommerso centinaia di case, che ora si trovano nell’acqua. In un Paese già di per sé povero, con piccole casette e baracche di lamiera affacciate su strade di terra battuta, questa è stata un’ulteriore disgrazia: molti hanno perso anche quel poco che possedevano. Mi chiedo con che spirito accoglieranno noi, che abbiamo tutto quello che a loro invece manca?

Arrivati nella casa saveriana che ci ospiterà, danneggiata anch’essa dall’acqua, troviamo subito la risposta. Per noi ci sono camere in ordine, tanto buon cibo e soprattutto i sorrisi di chi si prenderà cura di noi. Qui conosciamo i ragazzi che stanno studiando per diventare missionari e i cuochi che lavorano senza sosta in cucina. Nonostante un po’ di barriera linguistica, ci vuole poco tempo perché ci si affezioni gli uni agli altri. Incontriamo anche i parenti del presbitero congolese l’Abbè Joubert, quarta vittima del martirio, venuti da diversi punti dell’Africa.

Per diversi giorni, ci prepariamo al giorno della beatificazione, visitando alcuni luoghi importanti legati anche alla straordinaria vicenda dei nostri martiri, raccogliendoci in preghiera. Domenica18 agosto è il giorno della grande cerimonia, ma la nostra mente e il nostro cuore fremono verso la tappa successiva e cioè la cittadina di Baraka, sul lago Tanganika dove p. Luigi e fratel Vittorio hanno trovato il martirio. Il giorno seguente, insieme ad alcuni familiari di fratel Faccin, ci siamo imbarcati verso Baraka dove sono custoditi i resti dei due martiri

al BarakaBaraka è un villaggio adagiato tra le sponde del lago Tanganika e un sistema montuoso che sale gradatamente. A causa di questa conformazione, c’è un’unica strada che, causa l’innalzamento delle acque, si trova parzialmente allagata. Quindi, ci imbarchiamo ad Uvira su un piccolo traghetto che effettua una sola corsa al giorno. Si parte alle 5 di mattina su sedili troppo piccoli e con gente stipata. Finalmente, verso le 13 il piccolo molo di arrivo è in vista: quello che ci troviamo davanti agli occhi ci lascia senza parole.

Ad accoglierci troviamo un gruppo di danzatori in abiti tradizionali e, dietro di loro, l’intero villaggio. Il parroco di Baraka ci fa strada e inizia così una lunga processione per il paese, scortati da adulti e bambini che cantando formano una lunghissima catena ai nostri lati, come in un grande abbraccio.
Arriviamo in chiesa, gremita di gente, per la Messa. Per noi sono stati riservati alcuni posti in prima fila, proprio accanto alle tombe. La celebrazione è un vero spettacolo: ci sono la corale, i ballerini e tanta gente in abito da festa. Percepiamo subito l’emozione nell’aria, a cominciare dalla nostra, nel vedere che la memoria dei nostri martiri è così viva e che il loro sacrificio ha permesso a questa comunità di crescere così tanto. C’è anche la loro gioia e gratitudine nel vederci lì per loro e con loro, per chiudere una tragica pagina del passato e per guardare con speranza al futuro.

Il giorno seguente lasciamo Baraka e dopo altri due giorni anche il Congo. Come non eravamo pronti a partire per l’Africa, così ora facciamo fatica a lasciarlo. Le nostre valigie svuotate da quello che abbiamo donato alle comunità congolesi, tornano piene di splendidi ricordi e di profonde riflessioni su cosa voglia dire davvero amare il prossimo.



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