Me ne ritorno in Colombia
Al mio arrivo ad Alzano nel 2006, mi ero presentato con il titolo, "Dalle Ande colombiane alle Alpi bergamasche". Oggi, dopo 4 anni, potrei dire il contrario. Infatti, quando leggerete questo pezzo, sarò già in Colombia da qualche giorno, coronando il desiderio di tornare in missione. La lontananza è durata sette anni, dal 2003 al 2010. Ma, come capita a tutti quando si arriva alla meta, le fatiche fatte e la nostalgia si dimenticano presto.
Ogni esperienza è un dono
Dico subito che ringrazio il Signore per avermi dato la possibilità di trascorrere questi anni in Italia, prima a Tavernerio e poi ad Alzano. Lo ringrazio perché ho potuto... "tirarmi su", dopo i 16 anni di Colombia; e anche perché ho potuto lavorare nell'animazione missionaria e vocazionale nella nostra diocesi di Bergamo.
Ogni esperienza è una grazia, attraverso la quale il Signore ci dona moltissimo: ci fa incontrare tante persone, ci fa affrontare nuove situazioni utili per sperimentare la sua bontà, ci fa crescere come persone e come credenti. Ci fa anche soffrire, ma anche la sofferenza è un'occasione indispensabile da vivere, e ci rende più forti. Sono stati anni belli e intensi.
Missionari qui e altrove
Non ho mai contato i giorni che mancavano alla mia partenza per la Colombia; primo, perché non sapevo quando, ma soprattutto perché credo che ognuno di noi sia missionario ovunque la Provvidenza lo collochi. Non mi sono sentito meno missionario in mezzo a voi, rispetto a quando ero con i colombiani.
L'importante è testimoniare Cristo con la propria vita là dove Dio ci mette. Altrimenti sarebbero missionari solo coloro che partono; e coloro che restano, come voi, cosa sono? Lo sappiamo tutti: siamo missionari quando siamo autentici cristiani, qui come altrove. Questa è stata la mia esperienza in questi anni visitando comunità parrocchiali, gruppi missionari e persone di ogni età.
Rileggendo il primo articolo scritto per questa pagina di Alzano, in cui mi presentavo e dicevo ciò che avrei dovuto fare in mezzo a voi, vi chiedevo di accompagnarmi in questa esperienza con la vostra preghiera. Ve ne ringrazio e rinnovo la richiesta per il futuro.
C'è chi semina e chi...
Vi chiedevo anche di pregare molto per le vocazioni. Ma, nonostante il lavoro fatto con il centro vocazionale diocesano, insieme ad altri missionari, religiosi e laici, se devo vedere i frutti dovrei scoraggiarmi e chiedermi: "avranno davvero pregato?". La risposta è: "C'è chi semina e chi raccoglie". I tempi del Signore non sono i nostri.
Non lo dico per consolarci a vicenda, ma perché ci credo: abbiamo pregato e ci siamo dati da fare. Avete pregato e lavorato per le missioni: i frutti verranno. Vi do anche una bella notizia: in Colombia, quando sono partito, c'erano nel seminario saveriano di Medellin solo tre ragazzi; oggi ce ne sono dodici, e due sono nel noviziato in Messico. Come vedete, le preghiere funzionano!
Confido nel buon Dio
Cosa mi aspetta in Colombia non so dirlo. Per me è come se fosse la prima volta. È vero, conosco l'ambiente, le persone, la lingua, alcuni confratelli... Però in sette anni la situazione è cambiata. Conoscerò altri saveriani che da varie nazioni stanno lavorando in Colombia, le nuove attività che in questi anni i saveriani hanno intrapreso. Ho un po' di trepidazione, ma confido in Dio, che le cose le fa bene.
Prima dei saluti conclusivi, chiedo al Signore che ricompensi tutte le persone che mi sono state vicine, cominciando dai confratelli con i quali ho vissuto questi anni. Chiedo scusa a loro e a tutti, se ho recato qualche danno o, come si suol dire, se ho pestato i piedi o causato sofferenza. Purtroppo ho anch'io i miei bei difetti.
Vi abbraccio tutti. Vi porto nel cuore con me in Colombia. Continuiamo a essere vicini nella preghiera. Hasta luego a todos y que Dios los bendiga.








