Poca acqua e tanta sete, Coinvolti: tre miliardi di persone
Dal mese di marzo, inizio della quaresima, la comunità saveriana di Cremona ha proposto una campagna di solidarietà dal titolo, "Dare da bere agli assetati". Anche l'Onu dal 1983 ha istituito una giornata speciale per l'acqua: si celebra il 22 marzo per sottolineare la sua vitale necessità...
Una disponibilità limitata
La scarsità d'acqua colpisce quasi tre miliardi di persone per almeno un mese all'anno. Tra le cause ci sono fiumi e torrenti in secca, diminuzione dei livelli dei laghi e delle acque sotterranee. È quanto denuncia uno studio approfondito fatto dall'università olandese di Twente.
La ricerca ha analizzato per la prima volta 405 bacini idrici nel mondo tra il 1996 e il 2005, e i flussi d'acqua di fiumi e laghi che coprono il 66% delle terre emerse. Le analisi hanno così dimostrato che più di duecento fiumi, attorno ai quali gravitano quasi tre miliardi di persone, subiscono una grave scarsità d'acqua per almeno un mese all'anno.
Da questo studio serio e approfondito risulta che l'acqua dolce è una risorsa insufficiente; la sua disponibilità annuale è limitata, mentre la domanda e il bisogno sono crescenti. L'acqua utilizzata in estate per le colture agricole, per sostenere le industrie e per fornire l'acqua potabile, ha superato in molti luoghi i livelli sostenibili, provocando gravi conseguenze ecologiche ed economiche, come il prosciugamento completo durante la stagione secca, la strage di pesci, la decimazione della biodiversità acquatica e un sostanziale danno economico.
Quasi nessuno ci pensa...
Tra i 405 fiumi analizzati dagli esperti è incluso anche il Po, il nostro fiume più grande, che subisce un prelievo intenso, in particolare durante la bella stagione, per favorire l'agricoltura, arrivando al 70% dei suoi deflussi naturali. Il Po è già a livelli di secca: sei metri sotto lo zero.
Sui giornali e nei comunicati si legge che non ci sono state nevicate rilevanti e adeguate durante l'inverno. Non ha piovuto per mesi e la portata d'acqua di tutti i laghi lombardi è inferiore a quella dello scorso anno. Senza abbondanti piogge, andremo incontro a problemi gravi per l'agricoltura. Sono a rischio le semine primaverili, ma anche le colture risicole.
In marzo la temperatura aveva raggiunto livelli quasi estivi e molti cremonesi si sono riversati sulle rive del Po, come se fossero le spiagge dell'Adriatico, per prendere il sole, riuscendo a passare dall'altra parte... a piedi. Nessuno si preoccupa della scarsità d'acqua, se non gli agricoltori. Alla sete la gente rimedia subito con la corsa alle rivendite di gelati e bibite, che non hanno problemi di... siccità.
L'impronta idrica
L'agricoltura irrigata consuma il 92% dell'impronta idrica totale dell'umanità, cioè consuma più acqua di città e di industrie. Infatti, la produzione industriale ne usa soltanto il 4,47%, mentre la produzione domestica ne chiede appena il 3,6%. L'impronta idrica scaturisce dal concetto di acqua virtuale, cioè del volume d'acqua necessario per produrre un bene o un servizio. Secondo gli studiosi, un chilo di pane ha un'impronta di 1.600 litri, mentre un litro di latte avrebbe quella di 1.000 litri d'acqua. Per la produzione di un chilo di carne sono necessari ben 15mila litri d'acqua.
La lettura di questi dati fa correre il pensiero ai quasi tre miliardi di persone che hanno tanta sete e poca acqua. E magari non hanno nemmeno il pane e tanto meno la carne.
Chi di noi, che nonostante tutto siamo più fortunati, avrà voglia di aiutare i poveri assetati?








