Perché restare tra tanti pericoli?
Da queste parti, nell’estremo nord del Camerun, imperversa Boko Haram, la setta jihadista che vuol dire “Occidente è peccato”. Si è installata nel Sahel della Nigeria settentrionale: miete vittime tra le popolazioni cristiane e animiste che abitano le nostre zone, e colpiscono anche molti musulmani che, in totale disaccordo con i loro crimini, sono da loro considerati nemici e traditori di quello che essi considerano “il vero islam”.
Una situazione difficile
Boko Haram sogna un grande Stato islamico retto dalla sharia. Colpisce in modo crudele e indiscriminato, rapisce i missionari soprattutto stranieri, e non vuole cristiani sul suo territorio. Spesso sconfina in nord Camerun e in Ciad e ha creato un clima di paura e di sfiducia nelle istituzioni.
In una situazione così tesa e difficile, io missionario mi domando: come pastore del gregge che Cristo mi ha affidato, cosa sarei se fuggissi di fronte al pericolo e cercassi la mia sicurezza?
E il popolo cristiano, può permettersi di fuggire? Cercherò in tutto di essere prudente, ma senza fuggire, restando al mio posto. Se andassi altrove, che direbbe la mia comunità cristiana? Del resto, prima o poi si deve pur morire: è solo questione di tempo, in fondo.
“Non cerco il martirio, ma…”
ln più, io sono un religioso celibe: non ho famiglia, non ho figli del cui futuro mi devo preoccupare. In questo ho una libertà che può anche permettermi più facilmente di essere disposto a morire per Cristo. Ma, lo ripeto, preferisco vivere, e credo fermamente che il paradiso possa attendere. Non cercherò mai il martirio, tuttavia neppure voglio del tutto escluderlo: sarei un vigliacco davanti a Gesù, e non posso permettermelo, perché - anche se non sono molto santo - mi resta comunque una dignità cristiana a cui non voglio rinunciare.
In situazioni simili, viene spontaneo pensare a possibili traumi psicologici in cui si potrebbe trovare gente attaccata o presa in ostaggio. Certo, sono aspetti reali e seri. Ma allora occorre valutare anche il contrario: dandosi alla fuga, si dovrà poi vivere tutta la vita nel rimorso di aver abbandonato il gregge, durante la prova. Danni del genere sono sempre possibili. Meglio allora - per mia convinzione personale - che i danni vengano per essere stati fedeli, piuttosto che infedeli.
Credo fermamente che non dobbiamo farci opprimere dal peso di questi ragionamenti. Saper ridere un po' di se stessi e delle situazioni storiche, in cui ci troviamo a vivere, è cosa salutare. Da tempo, amici, parenti e conoscenti, non fanno che dirmi o scrivermi: "Ma perché stai lì, con quei pericoli? Torna in Italia, cambia missione!”.
Sono ragionamenti umani, dettati da una sapienza umana che vuole rendere vana la croce di Cristo, anche se chi li fa non se ne rende conto. Ogni giorno devo farmi violenza per "non pensare secondo gli uomini, ma secondo Dio". Perché dunque io resto qui, anche se Boko Haram potrebbe rapirmi o uccidermi?
Perché questa è la missione che Dio mi ha affidato. E chi sceglie la missione, non può scegliere la di-missione. L'una è alternativa all'altra: una è secondo Dio; l'altra è secondo gli uomini.
Ciò che conta, per un servitore, è che si sforzi di essere fedele, e che Dio sia d'accordo con lui, anche se gli uomini non lo sono.







