Wojtyla, papa missionario, Ha vissuto intensamente la missione
Dopo la morte di Giovanni Paolo II, la chiesa e i mass media hanno giustamente sottolineato le numerose caratteristiche dell’azione pastorale del papa: l’umanità, l’intelligenza, la santità, la generosità, l’amore per i bambini e i giovani. Io desidero ricordarne soprattutto la dimensione missionaria. Papa Wojtyla ha dimostrato di essere missionario nella sua vita, nella predicazione, nei suoi scritti e, naturalmente, nei centoventi viaggi che ha effettuato in ventisette anni di pontificato.
Lo scopo della missione
Quasi tutti i papi, hanno affermato l’importanza della dimensione missionaria della chiesa. Giovanni Paolo II ha vissuto intensamente questo aspetto ecclesiale. È andato a visitare molte nazioni, a incontrare molti popoli. Ha capito, grazie all’aiuto dello Spirito Santo, che la chiesa deve uscire dalle sacrestie per predicare e testimoniare al mondo la bellezza e la forza del vangelo. Nell’enciclica Redemptoris Missio, il papa scrive:
“Uno degli scopi centrali della missione è di riunire il popolo nell’ascolto del vangelo, nella comunione fraterna, nella preghiera e nell’eucaristia. Vivere la comunione fraterna, significa avere un cuore solo e un’anima sola, significa instaurare una comunione sotto tutti gli aspetti: umano, spirituale e materiale. Le prime comunità erano dinamicamente aperte e missionarie, e godevano la stima di tutto il popolo. Prima ancora di essere azione, la missione è testimonianza e irradiazione”.
Nuove frontiere da scoprire
Giovanni Paolo II è andato incontro ai popoli più che ha potuto, e avrebbe desiderato tanto visitare anche la Russia e la Cina. Oltre ad andare di persona, nella predicazione e nei suoi scritti, ha incoraggiato l’azione missionaria della chiesa. Nell’enciclica citata, ricorda che l’attività missionaria è solo agli inizi.
“Il nostro tempo, con l’umanità in movimento e in ricerca, esige un rinnovato impulso nell’attività missionaria della chiesa. Gli orizzonti e le possibilità della missione si allargano e noi cristiani siamo sollecitati al coraggio apostolico, fondato sulla fiducia nello Spirito. È lui il protagonista della missione. Oggi la chiesa deve affrontare altre sfide, proiettandosi verso nuove frontiere. A tutti i cristiani, alle chiese particolari e alla chiesa universale, sono richiesti lo stesso coraggio che mosse i missionari del passato e la stessa disponibilità ad ascoltare la voce dello Spirito”.
Dobbiamo informarci e vivere la missione
Il papa ci ha ricordato che noi, come cristiani e come chiesa, dobbiamo affrontare e raccogliere con coraggio le sfide del mondo contemporaneo. Oltre all’autentica testimonianza che noi dobbiamo dare personalmente, la chiesa deve saper anche utilizzare i mezzi moderni di comunicazione per offrire a tutti i popoli la proposta cristiana.
“La formazione missionaria è opera della chiesa locale, con l’aiuto dei missionari e dei loro istituti, e del personale delle giovani chiese. Prima di tutto vale l’informazione mediante la stampa missionaria e i vari sussidi audiovisivi. Il loro ruolo è di grande importanza, perché fanno conoscere la vita della chiesa universale, le voci e le esperienze dei missionari e delle chiese locali presso cui lavorano. Le attività di animazione vanno sempre orientate ai loro fini specifici: informare e formare il popolo di Dio alla missione universale della chiesa, far nascere vocazioni, suscitare cooperazione all’evangelizzazione”.
Cari amici, tutte queste indicazioni sono, per noi tutti, come un testamento che il compianto papa Wojtyla ci ha lasciato. Noi vogliamo, come cristiani sensibili e aperti ai problemi dell’umanità intera, raccogliere questi orientamenti. Le nostre azioni, le preghiere, l’attività pastorale realizzino il desiderio espresso dal papa: formare il popolo di Dio alla missione universale della chiesa e far nascere nuove vocazioni missionarie.








