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L’esperienza dello stupore, L’esempio di Giovanni Paolo II

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È passato un po’ di tempo dalla morte di Giovanni Paolo II, ma continuo a chiedermi il perché di una così grande partecipazione attorno all’anziano morente. In queste settimane ci sono state tante risposte, tante domande e tanti silenzi. Cari giovani, dopo aver pregato e dopo aver dimenticato per un attimo i sentimenti di dolore e di stupore, siamo chiamati anche noi a domandarci alcune cose.

Gesù al centro della vita

Papa Wojtyla, quando s’è affacciato per la prima volta dalla loggia di san Pietro, aveva detto: “aprite le porte a Cristo; anzi spalancatele!”. Era un invito a mettere Gesù al centro della nostra vita. E noi, abbiamo incontrato Gesù? Penso che abbiamo ancora da percorrere una strada lunga e difficile. È un itinerario che passa attraverso un’esperienza di grande valore umano e religioso: quella dello stupore.

Possiamo comprenderla meglio se leggiamo la pagina del vangelo di Marco che racconta il miracolo della tempesta calmata. Di fronte a questo miracolo, i discepoli si domandano, “chi è costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?”. Passano dall’avvenimento alla persona, Gesù, che lo ha reso possibile. La capacità di stupirci si trasforma in domanda e permette una relazione più vera e profonda con Gesù stesso. Dobbiamo guardare anche noi il volto di Gesù, interpretare le sue parole, contemplare i suoi gesti, per approfondire il mistero che egli esprime e che in lui si racchiude.

Giovanni Paolo II, alla giornata mondiale della gioventù, aveva chiesto ai giovani: “che cosa siete venuti a cercare o a vedere?”. Alla risposta che cercavano lui, il Papa con voce forte li invitava, invece, a incontrare Gesù.

Siamo nutriti dalla croce

Proviamo per un attimo a immaginare di essere attorno alla tavola con Gesù e i discepoli durante l’ultima cena. Il Figlio di Dio, fatto carne nel grembo di Maria, diventa pane spezzato e vino versato per ogni uomo e donna: “Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo, questo è il mio sangue versato per voi”. È stata una sera carica di emozioni per tutti coloro che erano vicini a Gesù. Le sue parole, i suoi silenzi, i suoi gesti hanno reso tristi i cuori dei discepoli, che allo stesso tempo si sentivano rassicurati e sereni.

Gli stessi sentimenti abbiamo vissuto e provato noi davanti a Giovanni Paolo II, chiuso nel suo silenzio forzato. Anche a noi, come ai discepoli di Emmaus, le sue parole ardevano nel cuore quando ricordavamo l’invito ad aprire le porte a Cristo. Giovanni Paolo II incarnava lo stupore ogni volta che celebrava l’Eucaristia. Il pane, che è corpo spezzato, e il vino, che è sangue versato, significano che noi siamo “nutriti dalla croce”. Riusciremo noi a vivere consapevoli di essere nutriti dalla croce?

Il servo bravo e fedele

Cari giovani, voi avete intuito che quest’uomo, venuto da lontano, ha risposto alla chiamata di essere servitore del sogno di Dio nel servizio all’umanità intera. Non ha domandato “cosa doveva fare per ereditare la vita eterna”, ma ha accettato di “vendere tutto e seguirlo fino alla croce”.

Alziamo pure il grido “santo subito!”, ma ricordiamo che il Papa è santo, non perché ha commosso i nostri cuori. È santo perché è stato capace di presentarci la misericordia di un Padre che ci ama. Giovanni Paolo II ha chiesto perdono per gli errori e le colpe che la chiesa ha commesso lungo i secoli. Ha fatto conoscere al mondo quei valori che Dio continua a diffondere nel suo regno. Ha capito e vissuto nella sua vita terrena la misericordia di Dio, che salva la chiesa e l’umanità.

Stupiamoci e mettiamo senza paura la nostra vita a servizio della misericordia di Dio e a servizio del popolo di Dio come ha fatto papa Karol, fino a consumarsi. Anch’io mi sento di continuare con voi lo stesso grido che si è udito in piazza, “santo subito!”.

Ma anche noi dobbiamo impegnarci a diventare santi subito.



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