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"Non dimenticarti dei poveri!"

Vi racconto la storia perché ho voluto chiamarmi Francesco. Nell'elezione, avevo accanto a me il cardinale Claudio Hummes, un grande amico. Quando la cosa diveniva un po' pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi e viene l'applauso, lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: "Non dimenticarti dei poveri!". Questa parola [puntando l'indice sulla fronte] è entrata qui: i poveri, i poveri...

In relazione ai poveri, ho pensato subito a Francesco d'Assisi. Poi ho pensato alle guerre; e Francesco è l'uomo della pace. E così è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d'Assisi. È l'uomo della povertà, l'uomo della pace, l'uomo che ama e custodisce il creato. È l'uomo povero che ci dà lo spirito di pace... Ah, come vorrei una chiesa povera e per i poveri! (16 marzo, ai giornalisti)

L'affetto per papa Benedetto

Un pensiero colmo di grande affetto e di profonda gratitudine rivolgo al venerato predecessore Benedetto XVI, che ha arricchito e rinvigorito la chiesa con il suo magistero e guida, la sua bontà e fede, la sua umiltà e mitezza. Rimarranno un patrimonio spirituale per tutti! Il ministero petrino, vissuto con totale dedizione, ha avuto in lui un interprete sapiente e umile, con lo sguardo sempre fisso a Cristo risorto, presente e vivo nell'Eucaristia.

Lo accompagneranno sempre la nostra fervida preghiera e affettuosa riconoscenza. Benedetto XVI ha acceso nel profondo dei nostri cuori una fiamma: essa continuerà ad ardere perché sarà alimentata dalla sua preghiera, che sosterrà ancora la chiesa nel suo cammino spirituale e missionario. (15 marzo, ai cardinali)

Costruire ponti tra gli uomini e con Dio

Uno titolo del vescovo di Roma è "pontefice", cioè colui che costruisce ponti, con Dio e tra gli uomini. Desidero che il dialogo aiuti a costruire ponti fra tutti gli uomini, così che ognuno possa trovare nell'altro non un nemico o un concorrente, ma un fratello da accogliere ed abbracciare!

Le mie stesse origini mi spingono a lavorare per edificare ponti. Infatti, come sapete, la mia famiglia è di origini italiane; e così in me è sempre vivo questo dialogo tra luoghi e culture fra loro distanti, tra un capo del mondo e l'altro, oggi sempre più vicini, bisognosi di incontrarsi e di creare spazi reali di autentica fraternità.

In quest'opera è fondamentale anche il ruolo della religione. Non si possono, infatti, costruire ponti tra gli uomini, dimenticando Dio. Ma vale anche il contrario: non si possono vivere legami veri con Dio, ignorando gli altri. (22 marzo, ai diplomatici)

La vecchiaia e il cuore giovane

Cari fratelli, forza! La metà di noi siamo in età avanzata. La vecchiaia è la sede della sapienza della vita. I vecchi hanno la sapienza di aver camminato nella vita, come il vecchio Simeone e la vecchia Anna. Proprio quella sapienza ha fatto loro riconoscere Gesù.

Doniamo questa sapienza ai giovani! Come il buon vino, che con gli anni diventa più buono, doniamo ai giovani la sapienza della vita. Un poeta tedesco diceva della vecchiaia: "è il tempo della tranquillità e della preghiera". È anche il tempo di dare ai giovani questa saggezza. (15 marzo, ai cardinali)

Mia nonna ci diceva...

Perché la croce? Perché Gesù prende su di sé il male, la sporcizia, il peccato del mondo, anche il nostro peccato, e lo lava con il suo sangue, con la misericordia, con l'amore divino. Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all'umanità! Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, che poi nessuno può portare con sé, deve lasciarlo.

Mia nonna diceva a noi bambini: "il sudario non ha tasche". Amore al denaro, potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita umana e contro il creato! E anche i nostri peccati personali: le mancanze di amore e di rispetto verso Dio, verso il prossimo e verso l'intera creazione.

Gesù sulla croce sente tutto il peso del male e con la forza dell'amore di Dio lo vince, lo sconfigge nella sua risurrezione. Questo è il bene che Gesù fa a tutti noi sul trono della croce. La croce di Cristo abbracciata con amore mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochino quello che ha fatto lui. (24 marzo, ai fedeli)



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