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Il potere forte della tenerezza

Non dobbiamo avere paura della bontà, e neanche della tenerezza! Il prendersi cura, il custodire richiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. La tenerezza non è la virtù del debole, anzi al contrario, denota fortezza d'animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all'altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!

Gesù ha dato un potere a Pietro, ma di quale potere si tratta? Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio. Anche il papa, per esercitare il potere, deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla croce; deve aprire le braccia per custodire tutto il popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l'intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi ha fame e sete, chi è straniero e nudo, malato e in carcere (cfr Mt 25,31-46). Solo chi serve con amore sa custodire! (19 marzo, ai fedeli)

I poveri, i deboli, gli emarginati

Quanti poveri ci sono ancora nel mondo! E quanta sofferenza incontrano queste persone! Sull'esempio di Francesco d'Assisi, la chiesa ha sempre cercato di avere cura e di custodire, in ogni angolo della terra, chi soffre per l'indigenza. Potete constatare la generosa opera di quei cristiani che si adoperano per aiutare i malati, gli orfani, i senzatetto e tutti coloro che sono emarginati, e che così lavorano per edificare società più umane e più giuste.

Ma c'è anche un'altra povertà! È la povertà spirituale dei nostri giorni, che riguarda gravemente anche i Paesi considerati più ricchi. È la "dittatura del relativismo", che lascia ognuno come misura di se stesso e mette in pericolo la convivenza tra gli uomini. Ma non vi può essere pace vera se ciascuno è la misura di se stesso, se ciascuno può rivendicare sempre e solo il proprio diritto, senza curarsi allo stesso tempo del bene degli altri, di tutti, a partire dalla natura, che accomuna ogni essere umano su questa terra. (22 marzo, ai diplomatici)

Non cediamo mai al pessimismo!

Non cediamo mai al pessimismo, a quell'amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno. Non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento: abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla chiesa il coraggio di perseverare e anche di cercare nuovi metodi di evangelizzazione, per portare il vangelo fino agli estremi confini della terra (cfr At 1,8).

La verità cristiana è attraente e persuasiva, perché risponde al bisogno profondo dell'esistenza umana, annunciando in maniera convincente che Cristo è l'unico Salvatore di tutto l'uomo e di tutti gli uomini. Questo annuncio resta valido oggi come lo fu all'inizio del cristianesimo, quando si operò la prima grande espansione missionaria del vangelo. (15 marzo, ai cardinali)

Apriamo l'orizzonte della speranza

San Paolo parla di Abramo, il quale "credette, saldo nella speranza contro ogni speranza" (Rm 4,18). Anche oggi, davanti a tanti tratti di cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi la speranza. Custodire il creato, ogni uomo e ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e di amore, è aprire l'orizzonte della speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi, è portare il calore della speranza! E per noi cristiani, la speranza che portiamo ha l'orizzonte di Dio che ci è stato aperto in Cristo; è fondata sulla roccia che è Dio.

Custodire l'intera creazione, custodire ogni persona, specie la più povera, custodire noi stessi: ecco un servizio che il vescovo di Roma è chiamato a compiere, ma a cui tutti siamo chiamati per far risplendere la stella della speranza: custodiamo con amore ciò che Dio ci ha donato! (19 marzo, ai fedeli)

Non siate mai tristi!

Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall'aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi. La nostra gioia nasce dal sapere che con lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti!

In questi momenti viene il nemico, il diavolo, mascherato da angelo tante volte, e insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltatelo! Seguiamo Gesù! Noi accompagniamo, seguiamo Gesù; ma soprattutto sappiamo che lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. Per favore, non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù. (24 marzo, ai fedeli)

I giovani e la festa della fede

Cari giovani, vi immagino a far festa intorno a Gesù; vi immagino mentre gridate il suo nome ed esprimete la vostra gioia di essere con lui! Voi avete una parte importante nella festa della fede! Voi ci portate la gioia della fede e ci dite che dobbiamo vivere la fede con un cuore giovane, sempre: un cuore giovane, anche a settanta, ottant'anni! Cuore giovane! Con Cristo il cuore non invecchia mai!

Però tutti noi sappiamo che il Re che seguiamo e che ci accompagna è molto speciale: è un Re che ama fino alla croce e che ci insegna a servire, ad amare. E voi non avete vergogna della sua croce! Anzi, la abbracciate, perché avete capito che è nel dono di sé, nell'uscire da se stessi, che si ha la vera gioia, e che con l'amore di Dio lui ha vinto il male.

I giovani devono dire al mondo: è buono seguire Gesù; è buono andare con Gesù; è buono il messaggio di Gesù; è buono uscire da se stessi, alle periferie del mondo e dell'esistenza per portare Gesù! Chiediamo l'intercessione della Vergine Maria. Lei ci insegna la gioia dell'incontro con Cristo, l'amore con cui lo dobbiamo guardare sotto la croce, l'entusiasmo del cuore giovane con cui lo dobbiamo seguire in tutta la nostra vita. (24 marzo, ai fedeli)



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