Irene, donna di pace - “Ci mandava incontro a papà”
Ecco il ricordo e il saluto di p. Giuseppe Gallo alla mamma Irene, il giorno del commiato, il 1° marzo scorso nella chiesa di Zianigo (VE).
Cara mamma, ho avuto un tuffo al cuore quando ho saputo della tua dipartita. Ci sono periodi del tuo cammino terreno che io non ho conosciuto, ma che altri prima di me custodiscono come un tesoro. In tempi passati qualcuno ti chiamava “colomba” per il tuo spirito.
“Ma come hai fatto?”
Era il tuo sì giornaliero quello che ho conosciuto, quell’alleanza stipulata con la chiesa e con Dio che pian piano si svolgeva accanto a tuo marito Pietro e proseguiva con le nascite frequenti di ben nove figli, ora stretti attorno a te.
È un giorno triste, ma nello stesso tempo pieno di stupore e di gioia, perché come “Irene” - cioè “pace” - tu sapevi cogliere con signorilità l’essenziale, non disdegnando l’umiltà della fatica, quasi fosse un dono. “Ma come hai fatto?”, diranno alcuni. Una tua vicina di casa, quando ti vedeva puntuale ogni mattina al balcone, si sentiva incoraggiata anche lei a iniziare le sue faccende giornaliere, che facevano andare avanti una famiglia. Era la fede il tuo cantico?
“Per il suo Spirito”
E papà Pietro, che partiva lesto ogni giorno, e ci chiamava alla Messa ogni domenica a ricordarci della Parola di Dio proclamata! E lei, la sposa - la madre, che a una mia domanda sul perché avesse scelto come marito proprio lui, mi rispondeva fissandomi negli occhi: “per il suo spirito!”. Mi ha fatto riflettere su cosa significa “Spirito”. Era lei che, quando papà pedalava di ritorno dal suo lavoro, ci mandava incontro. E lui ci faceva salire sulla bici: “Era ritornato papà!”.
Ma perché tutto quel dolore negli ultimi tempi? Può Dio permettere certe cose? Era passata al vaglio come pula per il grano buono, quello che si trova nei granai del cielo. Quando le nostre fisionomie e i nostri nomi ritornavano a galla tra le nebbie della sua malattia, eravamo un po’ tutti suoi figli felici.
Un aiuto anche dall’alto
Ora, prima di salire al cielo dove l’aspetta Pietro, sarà ancora un aiuto per noi. Nell’immensa comunità dei santi crediamo che ci incontreremo un giorno, nella realtà celeste, tutti uniti in Cristo glorioso che, per la gloria, ha dato la sua vita per noi.
Tutti siamo chiamati, uno ad uno, per la gloria. Così ci definisce il concilio Vaticano II: “chiamati nella gloria popolo sacerdotale, popolo scelto, popolo di sua conquista”. Facciamo di questo evento una tappa del nostro cammino, che non può che sfociare in Lui: principio, sostegno e fine.








