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Madri che generano fede, Con il figlio che si dona a Dio

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Nella tradizione cattolica, maggio è il mese mariano. Per chi, poi, ha consacrato la sua vita a Dio, il ricordo della Madre celeste può fondersi con quello della madre terrena. Lasciandoci trasportare da quest’onda, vogliamo rendere un tributo di riconoscenza a queste grandi interpreti di Dio.

Madri della vocazione

Alcuni teologi danno molto valore a un’esperienza che tutti, me compreso, abbiamo vissuto. Severino Dianich si chiede: “Chi c’è all’origine del primo atto di fede in Dio?”. Il teologo, che conosco da tanti anni, ci fa riflettere su un fatto: quando ripercorriamo la storia del nostro cammino spirituale, vediamo il volto di una donna e risentiamo le sue parole che scendono nel cuore. Sono il volto e le parole della mamma, la prima persona che ci ha parlato di Dio.

In questi ultimi anni,  ho ascoltato le belle testimonianze di alcuni saveriani che ci hanno parlato delle loro madri. Tutte hanno avuto un ruolo importante nella nascita della vocazione e nell’accompagnare la vita missionaria dei figli. Ricordo, ad esempio, le parole toccanti di p. Antonio Benetti, p. Franco Lizzit, p. Giuseppe Arrigoni, p. Carlo Pozzobon, mons. Giorgio Biguzzi, p. Matteo Antonello. L’ultima commovente testimonianza è quella di p. Giuseppe Gallo, che ha celebrato il funerale di sua madre Irene nella chiesa di Zianigo (VE) dove, trentadue anni prima, aveva celebrato la sua prima Messa. Allora Irene era felice di abbracciare il figlio sacerdote missionario. Un sogno della sua fede di madre, appassionata del regno di Dio, si era realizzato.

Con gioia e discrezione

Mamma Irene aveva uno spirito che andava oltre la famiglia, aperto anche ai problemi più generali del proprio ambiente. Era una caratteristica ereditata dal papà, segretario di Confagricoltura del comprensorio miranese. Padre Giuseppe ricorda di aver ricevuto dalla mamma un’educazione attenta ai valori umani. Quando nei pomeriggi d’autunno, a casa Gallo arrivava il saveriano padre Pietro Grappoli, percorrendo a piedi i dodici chilometri di distanza da Zelarino, mamma Irene gli offriva un grappolo d’uva. Era sempre pronta a offrire un aiuto dove c’era bisogno.

Un giorno, mamma Irene ha chiesto a suo figlio in che modo voleva impiegare il suo futuro. Il giovane Giuseppe, salito su una sedia, aveva dichiarato: “Voglio farmi missionario”. Avrebbe desiderato un figlio sacerdote che le stesse vicino, ma non si oppose mai alla scelta di Giuseppe che aveva subito il fascino missionario leggendo la rivista “Voci d’oltre mare”. Da allora, lo ha sempre sostenuto, ma senza mai forzarlo. Ha accompagnato la vocazione del figlio con gioia e discrezione.

Padre Giuseppe ha studiato teologia negli Stati Uniti e là è stato ordinato sacerdote. La mamma era andata a trovarlo. Quando il figlio tornò in Italia per motivi di salute, lei lo condusse a Venezia e lo fece salire sul campanile di San Marco per contemplare insieme la loro stupenda città.

Un modello da seguire

Madre di nove figli, ha vissuto con gioiosa dignità il suo ruolo di donna di casa. Era attenta a ognuno di loro. Al figlio missionario chiedeva che le scrivesse, che la rendesse partecipe delle sue attività di animatore vocazionale. Anche il marito Pietro, muratore di professione, era molto religioso e di principi saldi. Padre Giuseppe ricorda l’invito che la madre rivolgeva ai figli di far festa al papà che tornava in bicicletta da Venezia, stanco per il duro lavoro della giornata.

Quella di Irene è una delle tante storie di madri cui il Signore ha concesso di sperimentare la gioia di un figlio donato alla missione della chiesa e all’umanità.

Non è solo una cronaca del passato, ma anche un modello per il futuro: mamme che sanno generare fede e generosità nelle nuove generazioni.



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