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La descrizione di mons. Giovanni Costi

Mons. Giovanni Costi ha fatto una sintesi della “ positio ” del servo di Dio padre Pietro Uccelli. Per “ positio ” si intende la raccolta di una serie di testimonianze su una persona per provare che ha vissuto le virtù cristiane in modo eroico. Si chiama così perché dimostra la posizione di un cristiano candidato ad essere dichiarato beato e santo. Questo lavoro è stato fatto insieme, dai saveriani e dalla diocesi di Vicenza. Riassumiamo qui la riflessione di mons. Costi.

Un sacerdote zelante

Fin dall'inizio del suo ministero sacerdotale a Reggio Emilia, padre Uccelli si distingue per le sue molteplici attività apostoliche: predicazione e missioni parrocchiali, conferenze e ritiri spirituali con il clero e i seminaristi. Ma egli si impegna molto anche nella formazione dei cattolici alla vita sociale e civica, nella promozione umana e politica per le popolazioni povere della montagna reggiana, nell'assistenza alle famiglie bisognose e nel confronto con gli atei e anticlericali...

Padre Uccelli illustrava le tematiche missionarie ai laici e ai sacerdoti, passava molte ore a confessare, era disponibile per la direzione spirituale e manteneva una frequente corrispondenza con tante persone.

Questo suo modo di agire ha caratterizzato anche i quattordici anni di vita missionaria in Cina, nonostante le difficoltà della lingua e di adattamento al cibo, al clima, alle calamità naturali e ai lunghi viaggi per visitare le famiglie e i villaggi.

Un missionario obbediente

La società cinese viveva in gravi condizioni di povertà; la cultura maschilista dominava e la donna era disprezzata, le bambine erano abbandonate. In questa situazione, s'inserisce la straordinaria missione di p. Uccelli. Egli si dedica a formare le comunità cristiane con la catechesi; sceglie e prepara i catechisti; visita frequentemente le famiglie cristiane sparse su un territorio immenso; costruisce asili per raccogliere e formare i bambini poveri e abbandonati; si prende cura delle vocazioni.

Nel pieno della sua attività missionaria, p. Pietro riceve la richiesta di tornare a Parma per diventare direttore spirituale nel noviziato dell'istituto saveriano. Era il settembre 1920. Lo stato d'animo di p. Uccelli, ricevuta la notizia, è testimoniato in una sua lettera a mons. Conforti: “ Circa il mio ritorno non ho nulla da dire, se non manifestare i miei timori e le mie speranze. Voglio obbedire alla volontà del Signore che mi viene manifestata per mezzo dei superiori, mi tranquillizzo un po' e prendo speranza che, con l'aiuto del Signore, potrò fare un po' di bene...”.

Un formatore di missionari

Di fatto, l'inserimento a Parma non è stato privo di sofferenze per p. Uccelli, abituato com'era a una vita attiva e dinamica. Ma nei frequenti impegni di apostolato nelle diocesi di Parma e Reggio Emilia, egli trova il modo di esprimere il meglio della sua personalità e del suo zelo missionario.

Nel 1921 i superiori gli affidano la casa saveriana di Vicenza. È qui che p. Uccelli manifesta tutta la sua spiritualità missionaria. Stabilisce conoscenze e amicizie, trova collaboratori per i suoi compiti di rettore e formatore degli allievi, accoglie gli innumerevoli visitatori con le richieste più disparate. In tutto, dà testimonianza di un'enorme fiducia, al di là di ogni logica umana, nella provvidenza di Dio, attraverso la devozione a san Giuseppe.

Nel lungo periodo vicentino, p. Uccelli è visto come l'uomo di Dio, ricco di una preghiera aperta e fiduciosa, premuroso nell'accoglienza, dotato di forte pazienza e affabilità. Anche a Vicenza egli diventa per molti il confessore e il consigliere spirituale, oltre a svolgere un delicato e umile servizio verso i poveri e i malati. Come rettore degli allievi missionari della casa saveriana vicentina, la sua linea formativa si caratterizza più in ambito spirituale che in quello disciplinare, attraverso la testimonianza e il rapporto paterno.



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