La compassione per il Creato in Bangladesh
Sugli alti monti dell’Himalaya i monaci buddhisti hanno trovato il luogo adatto alla vita ascetica, diventando Guru di numerosi discepoli, ricercatori di saggezza. È noto che il Buddhismo nutre massimo rispetto per la Creazione, apprezza e favorisce la pace e l’armonia interiore ed esteriore della persona con la natura e l’universo, ne recepisce i valori fino a raggiungere l’illuminazione compassionevole, senza ricorrere al proselitismo.
L’acqua pura e luminosa dei ghiacciai, scorrendo a valle, è sempre al lavoro; in modo invisibile essa penetra dovunque nella terra, tra pietre e ghiaia sabbiosa, nelle profonde falde acquifere, rivoli sotterranei a cui attingono linfa frutti, verdure, piante... a beneficio umano e della natura intera, rigenerando nuovo ossigeno ai nostri polmoni e fecondando nubi cariche di pioggia. Il ciclo ecologico non si chiude mai, sempre evolve. Ma deteriora per effetto degli impedimenti umani.
L’inquinamento delle acque è uno dei problemi seri e incontrollabili in Bangladesh, a tutti i livelli. Non passa giorno che la stampa non richiami ed esponga con foto, didascalie e articoli ciò che accade: abusi favoriti dalla corruzione insaziabile. Bere, bagnarsi, pescare, navigare, irrigare sono spesso attività nocive. L’ecosistema fluviale è ormai messo in pericolo dall’estrazione incontrollata della sabbia, che provoca erosione degli argini e mette in pericolo migliaia di abitazioni e di aree coltivabili. Il fiume Buriganga, che attraversa la capitale Dhaka, è l’esempio deprimente di ciò che non dovrebbe essere: una cloaca di inquinamento. L’inquinamento da plastica non permette alla terra e all’acqua di respirare.
In Bangladesh, dove ho svolto la missione per 25 anni, evangelizzazione e “sviluppo integrale” sono state due facce della stessa medaglia. Lo scavo di 5 chilometri del fiume Bhoirob per raccogliere le acque piovane che i contadini, organizzati in cooperative a-confessionali, usano per l’irrigazione; le donne coinvolte nella trasformazione di tessuti in artigianato; il “family planning” secondo il metodo naturale... sono solo alcuni esempi del “benessere ecologico” favorito dalla missione.
Caritas e altre Organizzazioni cristiane erano e sono tuttora impegnate nella prevenzione e correzione di pericoli ambientali: la costruzione di rifugi anti-ciclone, l’arginamento dei fiumi, la formazione professionale e tecnica, la presa di coscienza e difesa dei diritti umani come persone in minoranza e specialmente come “fuori casta intoccabili”, gli ultimi della terra...
Nell’Offertorio, la Liturgia Cristiana ringrazia “Dio dell’universo” per il pane e vino donati a noi dalla Terra e dalla fatica umana. Così l’impegno ecologico e la lode gioiosa tendono a ricreare quell’Armonia totale, caratteristica della missione evangelizzatrice. È questo il punto nevralgico della missione cristiana nel mondo.







