L’agenda del nostro vescovo, Stile missionario...
Mons. Januário Lopes è uno dei vescovi più sensibili ai temi missionari. Infatti, ogni anno a ottobre, fa di tutto perché un saveriano predichi il ritiro spirituale al clero della sua diocesi. Così me lo sono trovato davanti, attento e simpatico, circondato da una ventina di sacerdoti e dai seminaristi di teologia. Ecco cosa mi sono sentito di dire loro.
Tre casi di evangelizzazione
Nell'enciclica "Redemptoris missio" (del 1990), Giovanni Paolo II ha scritto: "Guardando al mondo di oggi, dal punto di vista dell'evangelizzazione si possono distinguere tre situazioni.
1) Popoli, gruppi umani e ambienti socio-culturali in cui Cristo e il suo vangelo non sono conosciuti...: questa è la missione ad gentes vera e propria.
2) Comunità cristiane che hanno adeguate e solide strutture ecclesiali...: in esse si svolge l'attività pastorale della chiesa.
3) Interi gruppi di battezzati che non si riconoscono più come membri della chiesa...: in questo caso c'è bisogno di una nuova evangelizzazione" (RM 33).
Secondo le ultime statistiche delle religioni del mondo, il 70% dell'umanità appartiene al primo gruppo, il 3% al secondo, e il 27% al terzo.
Provocazioni, ma non troppo
Chiedo: "Mons. Januário, per piacere, può prendere la sua agenda e vedere quanto tempo dedica alla missione ad gentese quanto ai battezzati che non frequentano la chiesa?". La mia uscita estemporanea sorprende tutti. Approfittando della suspance e sapendo che con lui me lo posso permettere, insisto. "Mi lasci indovinare: zero tempo per la missione ad gentes; dieci per cento per coloro che non frequentano la chiesa; novanta per cento per le cresime, le Messe, l'amministrazione diocesana, il clero, le religiose...".
"Più o meno, è così", ammette il vescovo. "Non sarebbe più giusto dedicare il 70% del suo tempo, delle sue preoccupazioni, delle sue preghiere a quel settanta per cento che ancora non conosce il vangelo?". Lui risponde: "Ma io sono vescovo di qui!".
Il Papa afferma: "I vescovi sono con me direttamente responsabili dell'evangelizzazione del mondo, sia come membri del collegio episcopale, sia come pastori delle chiese particolari". Risata generale, ...ma per poco.
Ribaltiamo i nostri impegni
Mi rivolgo ai sacerdoti e dico che anche loro devono guardare le agende. Il Concilio ci ha detto: "Il dono spirituale che i presbiteri hanno ricevuto nell'ordinazione non li prepara a una missione limitata e ristretta, bensì a una vastissima e universale missione di salvezza, fino agli ultimi confini della terra, dato che qualunque ministero sacerdotale partecipa della stessa ampiezza universale della missione affidata da Cristo agli apostoli" (PO 10). Anche a noi preti è chiesta un'agenda ben organizzata: 70% ad gentes, 27% ai lontani e 3% a chi già è in casa. È così il nostro ordine di priorità?
Ma il Concilio ha una parola anche per i seminaristi: "Gli alunni siano penetrati di quello spirito veramente cattolico, che li abitui a guardare oltre i confini della propria diocesi e nazione, e ad andare incontro alle necessità della chiesa intera, pronti nel loro animo a predicare dovunque il vangelo" (OT 20).
Caro lettore, non pensare che questi discorsi siano riservati a preti e a vescovi. Ce n'è per tutti. "Tutti i figli della chiesa devono avere la viva coscienza della loro responsabilità di fronte al mondo, devono coltivare in se stessi uno spirito veramente cattolico e devono spendere le loro forze nell'opera di evangelizzazione" (AG 36). Che ne diresti di dare uno sguardo alla tua agenda?
È vero, siamo una chiesa sovraccarica d'impegni e povera di risorse, ma la maniera migliore per risolvere i nostri problemi è quella di farci carico di chi ha maggiori necessità.
In fin dei conti, non c'è pericolo che il Signore si lasci vincere in generosità.








