Padre Angelo Geremia: il cero consumato
Padre Geremia, saveriano di S. Martino di Lupari, Padova, è morto per tumore a Parma il 3 marzo scorso. Aveva 67 anni. Ordinato sacerdote nel 1964, aveva insegnato agli aspiranti missionari a Vicenza e Zelarino. Dal 1983 era missionario in Indonesia, da dove era tornato alla fine di gennaio, per le cure. Gli ultimi dieci anni si era dedicato alla formazione dei giovani saveriani indonesiani, studenti di filosofia a Jakarta.
"Era un uomo buono" - è stato il commento di tutti. "Buono come il pane appena sfornato, come l'acqua fresca dei ruscelli di montagna, come il sorriso del papà paziente con i figli. Ha vissuto quello che il beato Conforti chiede a tutti noi saveriani: spirito di viva fede, ubbidienza generosa e costante, carità a tutta prova per la nostra famiglia. Il Signore lo trasformi a sua immagine" - queste sono le parole semplici e sincere del suo superiore in Indonesia.
Padre Emilio Baldin ha accompagnato p. Geremia fino all'ultimo respiro, ed è rimasto profondamente toccato dalla sua semplicità: "Il giorno prima di morire aveva chiesto di vedere le partite di pallone. La dott.ssa Greco mi ha detto di non aver mai trovato una persona così serena e sorridente di fronte alla malattia terminale, come padre Angelo".
Mentre nel santuario Conforti, a Parma, si celebravano le esequie, nella sua comunità indonesiana a Jakarta, saveriani, studenti e laici amici erano riuniti per la Messa di suffragio.
Al termine, i giovani indonesiani hanno cantato "Che sarà! Che sarà, amico mio... So solo che ci ritroveremo".







