P. Mainini: Nel 60° di professione
Carissimo, che bella la tua lettera per il mio 60° di professione saveriana. Se non eri tu, quasi me ne dimenticavo. Ieri - pur nel clima della laboriosissima Festa de Nazaré a cui si intitolava il mio bairro - ho ricordato, quasi ora per ora, quel 12 settembre 1939 cominciato a s. Pietro in Vincoli e finito a Parma. Interessante: è stato alla stazione di Bologna che ho saputo, dalle conversazioni dei viaggiatori, che era scoppiata la guerra già da 12 giorni!
A noi non l'avevano detto per non interferire - penso - nel nostro raccoglimento religioso. Ed ora, avendo raggiunto il tetto degli ottant'anni, posso dire di aver vissuto tutto il "secolo breve", nella sue fasi pre e post conciliari. Più che fasi, epoche profondamente diverse, sia a livello teorico (teologia, spiritualità) che a livello pratico (coerenza, stile di vita), cosa che "intender non lo può chi non lo prova".
Per me, per stare al passo con i tempi, "oportet nasci denuo". Metti a confronto il Saveriano 1939 con quello del 1999 e vedi se appartengano alla stessa Congregazione. Abbiamo fatto grandi progressi; possiamo dire che, illuminati dallo Spirito che anima la Chiesa, ora noi Saveriani ci vediamo meglio. Ma i nuovi valori compensano quelli perduti per la devastazione operata dal secolarismo invadente come l'atmosfera inquinata? Siamo in fase di transizione. Si prospettano tempi nuovi. I Saveriani di domani dovranno essere persone di grande coraggio, disposte a ... vendere tutto per salvare il tesoro.
In questo Giubileo di diamante sento di dover ringraziare la Famiglia Saveriana che mi ha accolto e favorito in mille modi. La sento mia; l'amo e mi identifico con lei. È per questo che alle volte mi arrabbio. Ai 60 anni di professione penso di doverne aggiungere altri 15 di ... prologo. Mio padre mi ha portato a vedere mons. Conforti nella cattedrale di Parma quando avevo 5 anni. Alla stessa età mi ha messo nella scuola della signorina Cesari, una santa donna amica e collaboratrice del Fondatore nell"'In omnibus Christus".
Sulla cattedra c'era una cassetta con sopra un cinesino, occhi a mandorla e codino, e quando mettevamo dentro il soldino, lui ringraziava con un inchino. Ma lo faceva anche quando, non avendo il soldino, ci mettevamo un bottone della camicia. In seminario - ginnasio - leggevo, da copertina a copertina, "Voci d'oltremare" e "Le missioni illustrate". È stato determinante.








