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''Il padre'' delle saveriane, Ricordo di p. Giacomo Spagnolo

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In quest'anno 2012, le missionarie di Maria celebrano con riconoscenza e gioia i cento anni dalla nascita del fondatore: il saveriano p. Giacomo Spagnolo. Nato a Rotzo sull'altipiano di Asiago il 31 gennaio 1912, padre Giacomo conclude la sua esistenza terrena all'età di 66 anni, il 22 marzo 1978 durante la settimana santa, dopo due anni di malattia vissuta nella consegna consapevole e profonda alla volontà di Dio.

Un "sogno" cullato con fiducia

Padre Spagnolo entra dai saveriani a Vicenza a 11 anni. I genitori, nonostante le difficoltà, non lo ostacolano nel suo desiderio di essere missionario. Figlio del Conforti, di cui assorbe la spiritualità e l'impostazione di vita, ancora giovane avverte la vocazione di dare inizio a una famiglia missionaria femminile, che viva il desiderio missionario di Gesù secondo il carisma Confortiano.

Egli culla per anni, nel proprio intimo, questa nuova creatura: attende, prega e fa pregare... L'intuizione iniziale va gradualmente prendendo forma nella sua mente e nel suo cuore; diventa "sogno e progetto", che egli affida a Dio, convinto che è opera sua. "Lasciamo andare avanti Gesù", soleva dire. Il tempo e le circostanze gli offrivano buone ragioni per rendere concreto il sogno. Scopre, infatti, che c'era già stata una richiesta in tal senso, inviata a Roma dal Conforti. Ciò rende p. Giacomo più convinto e audace nel fare i primi passi. Siamo negli anni della seconda guerra mondiale.

L'opera persuasiva con la prof.ssa Bottego

Occorre una collaboratrice. La trova nella prof.ssa Celestina Bottego, una donna di origine parmense aristocratica e nobile di cuore, dedita al servizio dei poveri e all'insegnamento delle lingue nelle scuole superiori. Lei ha quasi 50 anni; lui ne ha appena 30... Mi ha sempre impressionato la differenza di età tra i due.

Ripensando a come si è avvicinato alla signorina Bottego, immagino un p. Spagnolo intrepido e un po' impertinente. Certo, è un progetto che viene da Dio, ma intanto p. Giacomo ci mette del suo per convincere Celestina. Fa leva sulla sua profonda sensibilità e sul senso di Dio che la pervade. La manda in crisi inviandole gli auguri pasquali con il Crocifisso del Velasquez su cui c'è una sola parola: "TUTTO". Quel "tutto" la fa capitolare e la convince che è il momento di dare avvio alla congregazione.

Tenacia, fedeltà e spirito di famiglia

Padre Giacomo era fedele alla chiesa, schietto e forte, libero e obbediente; il senso della libertà lo faceva rifuggire da ogni formalismo. E voleva che noi saveriane fossimo figlie della totalità e della libertà.

 Ha favorito in noi missionarie l'amore per la propria famiglia naturale, considerandola come la prima benefattrice della missione: non c'era niente da soffocare o da dimenticare delle proprie origini. Nelle formule di consacrazione alla vita religiosa del pre-concilio, si recitava: "morta al mondo per vivere in Cristo, non ti chiamerai più..., ma...". E si cambiava nome come segno che il passato non esisteva più. Padre Giacomo precorre anche in questo l'aria nuova del concilio e permette alle saveriane di mantenere il nome di battesimo.

Scrive un suo confratello, di cui p. Giacomo era stato rettore: "Quando mio papà dovette essere operato, p. Giacomo mi consentì di rimanere un mese al capezzale per assisterlo. Mi fece capire che l'affetto per i famigliari non era una concessione alla natura, ma una cosa santa".

L'affetto per la famiglia d'origine deriva da quello "spirito di famiglia" che san Guido Conforti ha messo alla base della vita comunitaria dell'istituto saveriano, e che p. Giacomo ha fatto proprio e trasmesso anche a noi saveriane. A mio parere, anche il fatto di non aver voluto per noi una "divisa" o un segno che ci distinguesse dalle altre donne, la dice lunga sulla sua apertura di mente. Basta pensare che siamo nel lontano 1945!

Una grande fede e fiducia in Dio

Un altro tratto caratteristico della sua ricca personalità era la grande fede e fiducia nella divina Provvidenza. Una saveriana afferma: "Padre Giacomo ha creduto in Dio quando ha accolto la sua chiamata, quando Dio l'ha ispirato a fondare le missionarie, quando le circostanze della vita lo provarono duramente, quando la malattia si è presentata in tutta la sua gravità ed egli ha accettato tutto come dono di Dio, cosciente che la fede in Dio e la pazienza non l'avrebbero mai abbandonato".

L'esempio più rivelatore del suo grande animo è stato proprio il periodo della malattia e il momento della morte. La fede, la serenità, l'abbandono, la confidenza e l'affabilità con Dio, si sono condensati fortemente in quei lunghi giorni di sofferenza e di buio, stagliati tra la collina del Calvario e la pietra ribaltata della risurrezione.

"Siamo piccoli strumenti per il vangelo"

L'icona che egli ci ha lasciato come modello di missionarie è Maria che si reca in fretta da Elisabetta e loda il Signore per la sua infinita misericordia. Noi siamo figlie di questa intuizione che diventa vita e proposta per tutti.

La nostra presenza nel mondo è modesta. Le giovani leve non sono più numerose come prima. Ma tutte, anche le meno giovani, siamo determinate e desiderose di essere, nelle mani di Dio, piccoli strumenti della sua infinita e onnipotente misericordia.

Il Signore ci conceda di imitare i grandi esempi del "padre" Spagnolo e della "madre" Bottego: vivere così l'abbandono, la confidenza, la misericordia, a servizio totale della missione evangelica!

"Tranquillo e sereno come un bimbo..."

"Onnipotenza misericordiosa" e "Misericordia onnipotente" sono state il ritornello di p. Giacomo Spagnolo, il chiodo fisso, l'intuizione profonda che lo Spirito gli ha chiarificato sempre più come base essenziale della missione. Riportiamo qui solo tre delle sue tante felici convinzioni.

La Misericordia - "Onnipotenza Misericordiosa del mio Dio, che riempi l'universo con le tue meraviglie gratuite e, infinitamente amando, ti effondi redimendo i peccatori, dando la luce agli ignoranti, la vita ai morti, la salute agli infermi, la santità ai cattivi, la felicità ai miseri, il pane agli affamati, la pace ai tribolati e ogni più bel dono ai piccoli che sanno in te confidare, io ti adoro, ti lodo, ti benedico per le tue infinite opere di amore... L'apostolato sgorga da queste divine perfezioni".

La fiducia - La preghiera del salmo 130, che p. Giacomo amava tanto, sono lo specchio della sua anima: "Signore, non s'inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze. Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre".

La chiesa che va - "Le famiglie missionarie sono l'espressione concretizzata dell'ansia della chiesa. Sono chiesa che va, che si spende totalmente nell'andare, perché in essa i popoli trovino la buona novella della risurrezione di Cristo".


Per saperne di più:

  • Maria De Giorgi, Padre Giacomo Spagnolo, fondatore delle missionarie di Maria - saveriane, EMI, Bologna

Per contatti in Italia:



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