La solidarietà: Lettera dal Sud Kivu, Aspettando l'aurora del domani…
Sorella Teresina è già nota ai nostri lettori per la sua profonda spiritualità biblica e per la sua solidarietà umana, impegnata specialmente a portare speranza alle donne congolesi che soffrono violenza e miseria. Pubblichiamo la sua ultima lettera.
Sono a Mulongwe, il popoloso quartiere di Uvira, nel sud del Kivu congolese. Cerco di capire lo stato d'animo della popolazione. Mi dicono che è scoraggiata e delusa. "Forse il punto positivo delle elezioni - mi ha detto un uomo - è il fatto che la corruzione che regna da noi ora è sotto gli occhi della comunità internazionale". Quest'ultima è quasi vista come un santo protettore: si spera nel suo intervento, per mettere le cose a posto...
Le gravi sfide di ogni giorno
Intanto ci sono le sfide quotidiane. Un funzionario mi dice che non sono pagati da due mesi; ma coloro che hanno a che fare con le tasse e con la gente, cercano di rifarsi. Per le scuole, si paga ancora regolarmente un contributo: il prezzo più basso è di tre dollari per le elementari e sei dollari per le superiori.
La gente - tolti i benestanti, alcuni dei quali non cessano di costruire case a più piani - mangia una volta al giorno e male, la sera o anche la notte, perché anche qui a Uvira è ormai in uso il mercato della tarda serata, per quelli che fino ad allora non sono riusciti a mettere insieme un guadagno sufficiente.
Ieri sono uscita: sulla strada portavano al cimitero uno studente morto improvvisamente a scuola; stamattina ho incontrato il corteo che accompagnava una piccola bara avvolta da un drappo viola.
Un "sistema" per arrangiarsi
La gente sorride ancora, anche se ha davanti a sé un avvenire molto incerto. Una speranza viene da Kiliba, dove l'antico zuccherificio è ora gestito da soci tanzaniani per il 51% e da congolesi per il 49%. Tanti sperano di trovarvi un lavoro. Per ora, stanno moltiplicando le coltivazioni di canna da zucchero.
Ciò che sembra una prigione che racchiude tutti è l'arrangiarsi a catena. Si tratta di un "sistema", diceva l'altro giorno un professore di Mulongwe. I maestri e i professori esigono un contributo per integrare il loro misero salario (50.000 FC, equivalente a circa 40 euro mensili) e respingono chi non paga. All'ospedale, se vuoi essere curato, devi pagare. Ora ai commercianti è stata imposta la "tassa sul valore aggiunto", che si ripercuote sui prezzi. I funzionari dello Stato passano per le case esigendo, senza ricevuta, una tassa sulla casa. E se uno vuole sopravvivere, deve entrare nel "sistema": anche lui deve esigere dove può esercitare un po' di potere.
Qualche buon segnale
Eppure i miracoli ci sono. John da anni assiste i detenuti della prigione centrale e sta lottando perché davvero arrivi il cibo che finalmente lo Stato ha loro destinato. Mama Salome, dopo la morte di una figlia handicappata, ha preso in casa un ragazzo, anche lui con handicap. E tanti si dedicano gratuitamente alle attività pastorali o si espongono al rischio per ottenere la giustizia.
C'è un po' più di sicurezza sui sentieri che portano ai campi coltivati e anche nei quartieri: la gente sta fuori fino a tardi, magari per raggrupparsi attorno a un televisore, guardare un film o seguire il campionato della coppa d'Africa.
Così è la vita congolese: con le sue preoccupazioni e le sue gioie, i suoi scoraggiamenti e le sue speranze, ma con la certezza che la notte sempre cederà il passo all'aurora del giorno seguente.







