In cammino: Cercando una soluzione… Con le donne di Santa Cruz
Suor Maria Teresa è saveriana di Sant'Agnello, Napoli, classe 1942. È missionaria da 40 anni e lavora in Messico, a Santa Cruz, insieme alle sorelle Izabel, Emilia e Araceles. Si dedicano alle attività pastorali tipiche della missione. In particolare sr. Gargiulo si occupa della "promozione delle donne".
Dopo vari anni trascorsi in Italia, sono tornata nella missione di "Santa Cruz", in Messico, dove avevo già lavorato. Vedo che anche oggi i problemi non mancano. I giovani emigrano nelle città in cerca di lavoro. Nel nuovo ambiente, liberi di amministrare la propria vita, trovano anche gli aspetti negativi: alcool e droga, infedeltà coniugale... Non sanno gestire il denaro, che prima non avevano mai avuto, e lo perdono facilmente. Alcuni altri, invece, riescono a inserirsi in una famiglia che li aiuta a vivere i veri valori; in questo modo riescono anche a mandare un po' di soldi alla moglie e ai figli che sono rimasti in paese.
La cooperativa di ricamo
La prima cosa che ho fatto è stata di andare a trovare le donne che avevo conosciuto tanti anni fa: le donne della cooperativa di ricamo. È stata una grande gioia. Gli undici anni passati da quando le avevo lasciate, non hanno spento l'amicizia e l'affetto che ci univa. Non abbiamo ancora avuto il tempo per raccontarci le nostre esperienze.
A prima vista, però, ho trovato situazioni che non sono cambiate con il tempo. Mi ha sorpreso trovare tante giovani, che io ricordavo ancora ragazze, e che ora sono madri di famiglia a tutti gli effetti. Come sono diversi quei volti! Le avevo in mente bambine allegre e spensierate; ora sentono il peso della famiglia e la preoccupazione per portarla avanti.
Le donne mi hanno parlato della loro situazione attuale e del desiderio di riprendere il lavoro del ricamo. Ho domandato loro se se la sentivano di lavorare. La risposta è stata la stessa di trent'anni fa: "Vogliamo lavorare; ne abbiamo bisogno per i nostri figli; quello che ricevono i nostri mariti non basta; organizziamoci e riprendiamo a lavorare; lavorando siamo più contente...". Mi sembra davvero di vederle di nuovo più felici.
Teresita non perde il suo sorriso
Quello che ha riempito il mio cuore di tristezza è aver trovato tante vedove e orfani in più. Questo pensiero continua a occupare la mia mente, alla ricerca di una soluzione, ma ancora non è nato un vero progetto. Ne sto parlando con le altre saveriane, con le responsabili della cooperativa, con qualche persona di cui ho fiducia, perché mi aiutino a trovare una via d'uscita.
Una di queste situazioni riguarda la nostra vicina di casa, una donna povera per tanti aspetti: Teresita. È cresciuta nella miseria estrema, orfana di padre e straniera in Santa Cruz perché proveniente da un'altra zona. Non è stata nemmeno registrata alla nascita e non è mai andata a scuola. Andando a lavorare in città, è rimasta incinta due volte, ma senza speranza di matrimonio. Così si ritrova mamma di due bimbe e completamente sola. Nonostante tutto, non è triste. La comunità l'aiuta per le spese scolastiche delle bimbe, ma bisogna aiutarla a trovare un lavoro stabile e ad organizzare bene il proprio tempo in modo da riuscire a fare tutto. Per ora lavora solo due giorni alla settimana.
Concepçión, zia nubile con sette figli
Un'altra situazione di estremo bisogno l'ho trovata a Cuatepixtla, comunità a tre ore di cammino da Santa Cruz, attraverso i monti: Concepçión, la prima donna di quella comunità che ha lavorato nella coperativa. Non è sposata; ha sempre vissuto con la mamma e un fratello anche lui celibe. Ora l'ho trovata con sette bambini in casa da accudire. È stata davvero una cosa inaspettata. Quando andavo a Cuatepixtla per visitare le donne, la sua casa era il luogo di incontri e con piacere ci offriva da mangiare, con la grande ospitalità tipica di questa gente...
Questa volta ho trovato una casa piena di bambini che giocavano. Fuori c'erano tanti panni stesi, insieme a uniformi della scuola. Non sembrava più la stessa casa. Cos'era sucesso? L'anno prima, una sua nipote è morta all'ottavo parto, lasciando soli il bebé e gli altri sette figli. Il piccolo è stato accolto dai nonni paterni e gli altri sette sono stati affidati agli zii. La più grande ha 12 anni; il più piccolo due e mezzo.
Non potevo crederci! Una donna che non si è mai sposata e che non ha generato, diventa da un giorno all'altro, madre di sette figli e li accudisce come se fossero "suoi"! Mi è venuto spontaneo ringraziare il Signore per queste due persone non sposate, che ora sono padre e madre dei sette orfanelli.
In casa degli zii non c'è il necesario per sfamare sette bocche in più, né i soldi per mandarli a scuola. Non hanno potuto offrire neanche un biscotto e un caffè. Erano mortificati, perché per loro l'ospite è sacro.
Stiamo pensando a come aiutare...
Queste situazioni non sono le uniche. Più passano i giorni e più vengo a conoscenza di altri casi, e non dormo tranquilla. Con tutti questi problemi nella mente, non possiamo dormirci sopra! So che insieme dobbiamo aiutare i poveri a venirne fuori: cercare un lavoro dignitoso, cosa per niente facile. Mi domando: cosa possiamo fare noi missionarie di Maria per queste nostre donne e per le loro famiglie?
Non potremo fare molto, ma già da ora preghiamo, come nostra Madre Maria: "Ti ringraziamo, Signore, per tutto il bene che stai compiendo per i nostri poveri fratelli e sorelle e per le loro famiglie. Tutto sia a gloria della tua Onnipotente Misericordia!".








