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Il piper missionario per mons. Gazza

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Ho già detto che c’erano solo due strade: una per Abaeté e l’altra per Tomé-Açu, curata da giapponesi. Tutto il resto si raggiungeva con lunghi viaggi a piedi nei fangosi sentieri della foresta o in canoa lungo i fiumi.

Il vescovo saveriano mons. Gianni Gazza sognava un piccolo aereo che potesse superare le immense distanze con rapidità. Grazie a p. Morandi ottiene un Piper dall’aeroclub di Londrina-Paraná. Ci voleva un pilota e pensano a me che avevo ottenuto il brevetto a Torino. L’aereo era proprio piccolino: due posti, belli stretti. Non aveva batteria, il motore partiva “lanciando” l’elica. Sul finestrino sinistro c’era l’acceleratore manuale; tra le gambe si trovava la ‘cloche’ che, assieme ai pedali, determinava la direzione dell’aereo. Nient’altro.

Con quest’aereo ho accompagnato il vescovo a Belém, Bujaru, Acará e Tomé-Açu, in visita alle comunità, con qualche avventura, a causa dei forti venti, delle piogge, della mancanza di bussola. Me ne ricordo una, in particolare. Arriva al vescovo la notizia della morte della mamma di p. Giovanni Angius. Non c’erano mezzi di comunicazione e il viaggio via fiume sarebbe durato almeno un paio di giorni. Mons. Gazza dice: “Andiamo con l’aereo”. Siamo partiti l’8 marzo 1965. Non avendo strumentazione, seguivamo il corso dei fiumi. Però le nuvole erano basse e non riuscivamo ad avere una visione ampia. Punto l’aereo su Moju, poi seguo il fiume verso Belém e, alla foce, il fiume Acará in direzione di Tomé-Açu. Arrivati ad Acará, la visibilità era quasi zero. Facciamo sosta, atterrando sulla piccola pista, fuori città. Aspettiamo circa un’ora, le nuvole sembravano essersi un po’ alzate. Così abbiamo ripreso il volo, atterrando sulla pista di Tomè-açu, a Quattro Bocas. P. Giovanni ci aspettava con la sua jeep. Abbiamo poi celebrato l’Eucarestia e pregato assieme per la sua mamma. Siamo ripartiti il giorno dopo con il cielo limpido. Saliti in quota, era possibile vedere in lontananza la città di Belém. Dopo poco più di un’ora, eravamo a casa.

Durante l’intervallo del Concilio Vaticano II, quando il vescovo era a Roma, il piper è rimasto nell’Aereo-club di Belém. Lo prendeva solo un pilota che veniva ad Abaeté, per trovare la fidanzata. Era accompagnato da un bambino di nove anni. A un certo momento, comincia a fare acrobazie, proprio sopra la mia testa, mentre lo osservavo preoccupato. E infatti, poco dopo, cade, ammazzando sé e il bambino! Così è finito il sogno e l’avventura dell’aereo del vescovo. 



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