P. Alfio, educatore e formatore
Quando torna in Bangladesh, gli affidano la responsabilità della casa saveriana di Dhaka per la formazione dei futuri saveriani bengalesi. Viste le sue capacità educative viene richiesto in aiuto da tutte le Istituzioni, tra cui il grande seminario teologico, gli Istituti formativi delle varie congregazioni presenti a Dhaka, noviziati maschili e femminili. Tutti i vescovi del Bangladesh gli hanno espresso riconoscenza per questo servizio.
Tornato in Italia per qualche cura, la Direzione Generale dei saveriani ne approfitta per affidargli compiti di formazione nella nostra teologia internazionale di Parma, con l’incarico di direttore spirtuale di giovani africani, brasiliani, indonesiani, filippini… Un compito davvero arduo, dovendo comunicare con culture così diverse. Se già solo la cultura bengalese per noi missionari qui è la vera prova del fuoco, una cultura dove ci pare (senza darne colpa) che tutti pensano e fanno il contrario di ciò che penseremmo o faremmo noi.
Finalmente, dopo alcuni anni, Alfio può recuperare la destinazione per il primo amore e torna in Bangladesh, con grande goia di noi suoi compagni ormai pochi e anziani. Una gioia che dura solo qualche mese.
Un virus micidiale in pochi giorni riesce a spiazzare tutte le cure del più grande e moderno ospedale di Dhaka. Ero nella mia piccola cappella, sperduta fra le tante moschee intorno, mentre pregavo ostinatamente per il mio compagno Alfio, davanti a Gesù esposto, ripetendo un versetto del salmo 117 “non morirò e annunzierò le opere del Signore”, quando mi arriva l’SMS con la notizia che non avrei mai voluto ricevere. E tuttavia ho continuato a ripetere quelle parole “non morirò… annunzierò”, convinto come sono che, dopotutto, il Cielo non è così lontano dalla terra, e quindi Alfio ci è ancora vicino e certamente continua ad aiutarci in questa meravigliosa, infinita avventura del Regno di Dio. Ciao Alfio, compagno di sempre!







