Skip to main content

p. Targa, Bangladesh - p. Modesto, Burundi - p. Baravalle, Indonesia

Condividi su

Padre Daniele, dal Bangladesh, ringrazia per la bella chiesa

Cari amici, chiedo scusa per il lungo periodo di silenzio. Sono passati venti mesi dal gennaio 2004, quando su questo giornale era stata pubblicata la mia richiesta di aiuto per il progetto della nuova chiesa nel villaggio di Chowgacha, in Bangladesh. Quella esistente era ormai troppo piccola per la comunità cristiana del luogo (progetto 1/2004, per 10mila euro). Grazie alla generosa collaborazione di tanti amici di “Missionari Saveriani”, ci è arrivato il doppio della somma preventivata. Ne abbiamo parlato con il vescovo e con la gente. Insieme abbiamo deciso di utilizzare questa grande provvidenza per costruire una chiesa più grande, che in futuro possa diventare una nuova parrocchia, insieme alle piccole comunità cristiane dei villaggi vicini. Questa zona pastorale, infatti, è a circa 30 chilometri dal centro della parrocchia attuale. Abbiamo aggiunto anche una piccola abitazione per il sacerdote.

I lavori di costruzione sono iniziati alla fine di gennaio di quest’anno e sono quasi terminati. La consacrazione della nuova chiesa, dedicata alla Madonna del Rosario, avverrà il giorno 7 ottobre prossimo. A nome della comunità cristiana del villaggio e del parroco bengalese p. Filippo Sujit, vi ringraziamo di vero cuore. Mi dispiace di non poter scrivere personalmente a tutti voi che avete contribuito: siete tantissimi e da ogni parte d’Italia. Vi faccio giungere il nostro “grazie” attraverso questo giornale. Un grazie anche a padre Marcello che, quasi trent’anni fa, aveva costruito la prima chiesa in muratura del villaggio. Vi chiediamo di accompagnarci nel nostro lavoro missionario con la vostra costante preghiera.

p. Daniele Targa, sx


Padre Modesto, dal Burundi: chiesa zeppa e tasche vuote

A metà aprile sono tornato in Burundi dopo la vacanza in Italia. Ho avuto un po’ di difficoltà a ri-ambientarmi per il caldo, l’afa e il sudore. Poi è piovuto per due giorni e abbiamo respirato meglio, noi e anche i campi. Ora sono a Bujumbura con p. Giovanni Carrara, nella nuova comunità che si occupa di animazione vocazionale tra i giovani burundesi. La prima domenica di maggio ero a Mugera, per parlare con alcuni giovani seminaristi. Ne ho approfittato per andare a celebrare la Messa in un villaggio, dove vive una comunità cristiana dinamica. Lungo la strada ho incontrato molta gente che andava in chiesa.

Ma la mia sorpresa è stata al vedere che la chiesa era già piena zeppa di fedeli che stavano cantando con entusiasmo. Non si aspettavano che arrivasse il missionario e, all’ora esatta, avevano incominciato la celebrazione laicale. È stato commovente! Per distribuire la comunione, in quattro abbiamo avuto da fare per oltre dieci minuti. All’offertorio, invece, solo pochi hanno portato l’offerta. ma qui la gente deve lavorare cinque giorni per guadagnare un euro. Roba da matti! La guerra ha bloccato tutto. Non c’è lavoro e la manodopera è tanta; perciò pagano una miseria. Ma la gente è generosa e accogliente, pur vivendo nelle difficoltà.

Nei quartieri di Bujumbura si spara ancora. Spesso sono ladri a mano armata. È una guerra nel dopo-guerra. L’altra notte ci sono stati tre morti. Qua e là si vedono le bandiere dei partiti per i comizi pre-elettorali. I partiti in lizza sono trenta. Devono avere il 5 per cento dei voti per poter restare. Speriamo bene.

p. Modesto Todeschi, sx


p. Baravalle, Indonesia: Ho ancora fiducia in Dio... Ma la paura è davvero tanta

Padre Vincenzo Baravalle, saveriano piemontese, è superiore dei missionari in Indonesia. Recentemente ha visitato le zone devastate dallo tsunami e dal terremoto e ha inviato qualche notizia sulla situazione attuale, ancora preoccupante.

Cari amici, innanzitutto mi scuso per il lungo silenzio. Sono appena tornato da una visita all’isola Nias, dopo il terremoto del 28 marzo scorso e lo tsunami del 26 dicembre 2004.

Con il terremoto sono morti tanti miei amici, con cui avevo lavorato per anni quando ero parroco a Gunungsitoli. Non mi vergogno di dire che li ho pianti, come miei fratelli. Il Signore accolga nella sua gioia i più di mille morti e dia il coraggio a tutti gli altri di riprendere la vita. Come Giobbe io mi tappo la bocca. Lui, il Signore, è troppo grande e incomprensibile perché io possa pretendere una risposta e capire. Prego solo perché non venga a mancarmi la fiducia in Lui; perché l’impotenza non mi blocchi e non mi chiuda nel mio piccolo mondo egoista.

Vi chiedo anche di ringraziare, a nome nostro, le tante persone che silenziosamente ci sono state vicine con la preghiera e con l’aiuto. Dio, che vede nel segreto, saprà ricompensare tutti. Anche a Padang, capoluogo dell’isola di Sumatra, la terra ha qualche scossone e trema quasi tutti i giorni. Fortunatamente, qui i danni sono minimi. La paura invece è tanta. La gente è fortemente scossa; non ce la fa più! Vi invito a pregare per il nostro povero Nias e per tutte le popolazioni colpite dalle calamità.

Un fraterno abbraccio a tutti. P. Vincenzo Baravalle, sx.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 8222.94 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Gennaio 2021
Il giorno del nostro Santo Fondatore, il 5 novembre, quest’anno, a causa del lockdown, rischiava di passare in tono minore. Invece, quella mattina al…
Edizione di Giugno/luglio 2020
L’elettricità era prodotta da un generatore locale. Si trovava solo nei centri più grandi e solo per qualche ora della notte. In Abaeté l’energia c’e…
Edizione di Novembre 2005
Siamo convenuti dalle nostre case accogliendo l’invito alla Cena del Signore. E adesso che il banchetto arriva alla sua pienezza con la comunione sac…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito