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P. Alfio Coni, compagno da… sempre

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Il “sempre” in realtà inizia il 16 ottobre 1953. Erano anni eroici, quando dalla Sardegna si partiva ancora bambini per farsi missionari, animati dai primi eroici saveriani sardi che, in tutta la Sardegna, affascinavano con il loro entusiasmo: p. Usai di San Gavino, p. Giovanni Picci di Quartu, p. Antonio Ibba di Sardara e, soprattutto, il “patriarca” p. Angelo Lampis di Arbus che raccontava le sue eroiche imprese nella lontana Cina da cui venne cacciato con l’arrivo di Mao.

Fu così, in quella data storica, che Alfio di 11 anni, ed io di 10, con una ventina di altri bambini, ci incontrammo a Cagliari sulla motonave Campania Felix, in partenza per l’avventura missionaria. Ci accompagnava p. Antonio Ibba, mentre dall’alto della nave salutavamo i nostri genitori che, sulla banchina del porto, piangendo, sventolavano verso di noi i loro fazzoletti bianchi. Poi il treno verso il Nord, Nizza Monferrato (AT), dove ci aspettava il “Patriarca”. Chiedevamo: “Ma è questa la missione?”. “Ma no, la missione è ancora lontana”. “E qui si gioca a pallone?”. “Ma certo!”. “E allora va bene lo stesso”.
Alfio a pallone era una freccia, ala destra, che nessuno riusciva a fermare: il mio terrore, che normalmente ero il portiere avversario. P. Lampis ci coccolava con merende alla nutella, mai vista prima...

Sport, studi, preghiera, gli anni da studenti volano in un soffio e poco dopo l’ordinazione presbiterale ci ritroviamo ancora insieme destinati al Bangladesh. E insieme siamo anche nella nostra prima missione fra i fuori casta di Satkhira, da dove seguivamo anche vari villaggi attorno e soprattutto il nosto orfanatrofio con un centinaio di ragazzi. Alfio, campione del pallone, diventa subito il loro idolo e lui ne approfittava per formarli e allenarli anche umanamente e spiritualmente.
Dopo alcuni anni, ad Alfio è affidata la parrocchia di Shimulia, dove era stato ucciso il nostro confratello p. Valeriano Cobbe. Anche lì tanti villaggi intorno, di fuori casta, di cui prendersi cura. Anche lì per Alfio, ragazzi e giovani erano la sua passione. Ancora oggi molti papà di famiglia lo ricordano con riconoscenza per la formazione umana, educazione all’equilibrio, discernimento, generosità e tanto altro che hanno appreso da lui.

Ovunque sia stato trovava anche tempo per i suoi hobby: i fiori (il suo giardino era sempre una meraviglia curatissima); le foto, che incantavano anche i professionisti; la cucina (quando qui non si trovava altro che riso e curry, se si andava a trovarlo lui, dal nulla, ti soprendeva con piatti incredibili; aveva imparato a fare da sé anche la bottarga).
Una breve parentesi in Italia e lì approfitta per aggiungere al suo carisma naturale per la formazione dei giovani, utili nozioni di psicologia e pedagogia, frequentando l’Università dei salesiani a Roma.



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