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Nuova filosofia per una nuova società

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Il 15 novembre 2019, nel Dipartimento Jonico Università degli Studi in Taranto, si è tenuto il XVII Convegno diocesano sui migranti. Taranto ha una voce importante sul fenomeno della migrazione: ogni anno 50mila marittimi approdano nella nostra città.  

Il tema del convegno ripeteva quello della giornata mondiale dei migranti, tenuto a Roma il 29 settembre 2019: “Non si tratta solo di migranti; si tratta di liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto”. La Giornata mondiale dei migranti fu istituita dalla chiesa 105 anni fa. Allora, negli anni della Prima Guerra Mondiale, i migranti erano gli italiani che, senza essere perseguitati politici, andavano in cerca di una vita con più opportunità.

Molti italiani credettero nel mito delle Americhe e là si andava a cercare fortuna; purtroppo si arrivava in un ambiente nuovo, senza molte disponibilità, senza conoscere la lingua, senza sapere scrivere né leggere. In America Latina, c’era una grande disponibilità di terre da coltivare e anche un clima più mite durante tutto l’anno. Nell’America del Nord l’integrazione è stata invece un po' più difficile; l’arrivo nelle grandi metropoli di molti migranti metteva in difficoltà l’organizzazione locale. La mancanza di efficienza nell’accoglienza e molte volte anche l’ostilità verso i migranti, negli Stati Uniti, ha messo in moto il meccanismo della “Mafia Americana. Si offriva alloggio e lavoro in cambio di una “tangente”. È ciò che, talvolta, accade oggi in Italia e in tutto il mondo.

Dopo la caduta del muro di Berlino, ci troviamo di fronte ad un’unica società globale. L’aspetto negativo di tale “globalità” è la mancanza di radici, di valori condivisi. La nostra è una società “liquida”, nella quale i valori contano ben poco. Comandano le società “forti”, le deboli non hanno voce, è arrivata così la cultura dello scarto. È la filosofia del “homo homini lupus” di Plauto e adottata dalla filosofia di Hobbes, perché l’uomo è naturalmente spinto alla sopraffazione. Ed è ciò che stiamo vivendo nella nostra vita quotidiana.
Prendendo spunto dalla filosofia di Emmanuel Lévinas, si passa ad opporre alla filosofia della sopraffazione e della paura dell’altro, quella della preoccupazione per l’altro. Ovvero, mi preoccupo per l’altro, perché il suo benessere è anche il mio benessere. Si tratta, dunque, di cominciare a fondare una nuova società basata su una nuova filosofia relazionale. Inoltre, nel convegno, si è parlato di una cultura non di integrazione ma di inclusione. Aggiungere culture non toglie niente alla propria cultura, anzi la arricchisce. Non si tratterebbe semplicemente di dare, ma anche di ricevere.



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