Il quadernetto delle Messe, P. Ildo Chiari in Sardegna
Il saveriano emiliano padre Ildo Chiari, 91 anni, originario di Brescello, è stato ordinato sacerdote da mons. Evasio Colli il 23 febbraio 1947 al "Tempio" del Sacro Cuore di Parma. L'anno dopo è stato inviato in Sardegna come animatore missionario e come guida spirituale degli "apostolini" nel seminario di Tortolì, dove p. Virgilio Mirto aveva fondato il "seminario sardo per le missioni estere".
Dal seminario alle casermette
La tragica e generosa morte di p. Mirto, il 15 luglio del 1947, offrì la possibilità di aprire la prima casa apostolica dei missionari saveriani in Sardegna, il 1° settembre del 1947. Tre anni dopo - il 10 luglio 1950 - gli "apostolini", furono trasferiti presso le Casermette di Macomer. Li accompagnava p. Ildo Chiari.
Infatti, dal "registro delle Messe" risulta che p. Chiari celebra la Messa a Macomer l'11 luglio nella stanza adattata a cappella, pulita con "olio di gomito", come raccontava p. Bruno Orrù. Possiamo dire che il desiderio di p. Mirto di un seminario missionario in Sardegna è stato portato avanti dai saveriani prima a Tortolì, poi a Macomer e a Cagliari.
I primi alunni del seminario sardo per le missioni estere - p. Luigi Caria in Sierra Leone e p. Alessio Cabras in Brasile - hanno imparato lo spirito missionario prima da p. Virgilio Mirto e poi dalla spiritualità di san Guido Conforti, trasmessa loro dai saveriani.
Film missionari nelle piazze
Padre Ildo è stato per cinque anni animatore missionario in Sardegna. La sua presenza e attività sono documentate dal "registro delle intenzioni di Messe" che, a 91 anni, egli conserva ancora con cura e attenzione. Gli ho chiesto il favore di farmi leggere i due "registri" della Sardegna, per vedere i paesi che aveva visitato per fare l'animazione missionaria. Il periodo va dal 28 agosto del 1948 al 17 luglio del 1953.
Svolgeva la sua attività tra la gente nelle piazze di quei tempi. Partiva da Tortolì su strade polverose per stringere rapporti di amicizia con la popolazione attraverso le feste missionarie. Nei paesi, proiettavano sulle piazze, davanti la chiesa, le diapositive missionarie e i film, oscurando i lampioni con qualche straccio. Non c'era ancora la televisione e la proiezione in piazza dei film era una vera festa di paese!
Da nord a sud dell'isola
Dopo lo sbarco a Olbia, p. Ildo celebra la prima Messa "sarda" a Nuoro, presso le suore di San Vincenzo; la seconda, presso la colonia di Arbatax; la terza, nella cappella del seminario di Tortolì, oggi biblioteca comunale. Il primo paese visitato della Sardegna è Talana, con 10 confessioni e 50 comunioni. Predica poi gli esercizi spirituali ai seminaristi di Lanusei e anima le parrocchie di Barisardo, Baunei e Arbatax per il ritiro missionario.
In Sardegna p. Ildo organizza 196 feste missionarie in molti paesi, dai quali provengono ancora molti abbonati e alcuni missionari. Il 28 e 29 novembre 1948 per la festa missionaria nel seminario regionale di Cuglieri, distribuisce 120 comunioni ai teologi. Egli visita tanti paesi di varie diocesi sarde, da nord a sud dell'isola: Nuoro, Oristano, Cagliari, Sassari, Ozieri, Tempio Pausania, Alghero, Bosa, Iglesias, Ales. A Bonorva predica il "triduo" per preparare all'ordinazione di p. Giovanni Angius... Alla fine dell'anno 1948 annota: "Confessioni 2.536, Comunioni 2.775, Messe 372".
Il timbro dell'istituto
Con il trasferimento a Macomer dell'11 luglio 1950, la sua attività si sposta verso i paesi del nordest della Sardegna e del Cagliaritano, dove inizia anche la predicazione delle "Quarantore". Il 21 maggio 1951 il registro delle intenzioni delle Messe ha il "vidi e recognovi - visto e certificato" del superiore generale p. Giovanni Gazza, con tanto di timbro dell'istituto Saveriano.
Tutta speciale è l'attenzione di p. Ildo verso l'immagine della "Madonna della fede", collocata sulle scale della casa saveriana a San Pietro in Vincoli, dove tuttora egli risiede. Padre Ildo vuole che la lampada votiva resti sempre accesa. La statua era originariamente nel pianerottolo della casa madre di Parma, sostituita durante la guerra con l'immagine di san Giuseppe, per voto di protezione contro i bombardamenti.








