È sempre tempo della missione ...pronto a ripartire
Dopo nove anni in Italia ho di nuovo la gioia di riprendere l'esperienza della missione in Camerun-Ciad, dove ho già trascorso 21 anni di vita. Qualcuno mi ha domandato se a 63 anni è ancora tempo di partire. È sempre il tempo della missione, cioè di annuncio del vangelo là dove non è ancora conosciuto.
Questo vale per la "missione qui tra noi", perché è crescente il bisogno di annuncio ed è grande la sete di Dio anche in Italia e nel Salernitano, dove il calo della pratica religiosa e della fede vissuta ci fa sperimentare un grave vuoto. Ma è tanto più grande il bisogno dell'annuncio dove la presenza della chiesa è ancora più debole, perché l'annuncio non è giunto o non è mai penetrato.
Il missionario cresce
Devo inoltre riconoscere che l'esperienza nelle "giovani chiese" mi ha arricchito enormemente. Il missionario che parte non è lo stesso quando torna. E io mi sono sentito cresciuto umanamente e spiritualmente dalla testimonianza di tanti fratelli che mi sono rimasti nel cuore.
Augustin Rouamou, in carrozzella da 20 anni e catechista della sua comunità; Gabriel Matna, sempre sorridente e interessato alla scuola, anche se analfabeta; Maman Susanne, una donna responsabile della sua comunità; Mathieu, il catechista cieco che conosceva a memoria il vangelo e lo proclamava nelle celebrazioni cantandolo; Michel Furisou, che percorreva due volte la settimana una lunga distanza in bicicletta per aiutare una comunità che stava nascendo... E tanti altri che erano in realtà i veri evangelizzatori della loro gente.
In dialogo nella Brianza
Ma ho vissuto bene anche questi anni in cui mi è stato chiesto un servizio in Italia per permettere ad altri di partire per la missione. Ho trascorso i primi quattro anni a Desio (MB) cercando di aprire la comunità all'accoglienza e al dialogo interreligioso.
Nella zona di Desio c'è un folto gruppo di pakistani che ci ha chiesto lo spazio per pregare, spesso all'aperto, ma a volte anche in casa. Si è creata una bella amicizia che continua ancora. Ed è nato anche un cammino con le donne e con i giovani musulmani. Penso che con la fiducia e l'amicizia si possa vincere ogni paura e tutti ricevano molto.
Le iniziative a Salerno
L'esperienza a Salerno mi ha lasciato ammirato e riconoscente. Il gruppo del laicato saveriano che ho trovato qui è veramente forte, generoso, creativo e sta facendo un cammino di collaborazione davvero bello e interessante con la comunità dei saveriani e delle saveriane.
La proposta di mostre interculturali ha interessato molte scuole, che ora possiamo raggiungere anche con un allestimento itinerante. È un'opportunità unica in Italia. La festa dei popoli in piazza, con l'appoggio anche del comune, sta crescendo di anno in anno.
Il cammino di numerosi gruppi di giovani ci permette di stare a contatto con il futuro. La collaborazione con strutture diocesane e con le parrocchie ci fanno sentire pienamente inseriti nella chiesa locale.
L'esperienza di accogliere in casa nel periodo invernale persone "senza fissa dimora" ha svegliato la sensibilità sociale nell'ambiente. Tutto questo ha spesso trasformato la nostra casa saveriana in un "via vai" di gruppi e persone che, a modo loro, vogliono sentirsi parte del nostro slancio missionario.
Non sono un... fuggitivo
Riparto quindi da Salerno e dall'Italia non come un... fuggitivo, ma perché credo che il nostro partire dia coraggio anche a chi resta.
Dico grazie, dunque, a tutti coloro che ho conosciuto e con cui ho lavorato in questi anni, con l'impegno di restare uniti e di continuare il cammino con lo stesso spirito e con la stessa generosità, anche se vivendo in "continenti" diversi.
Grazie di cuore a tutti voi! Dio ci benedica e ci colmi della sua gioia.








